Siracusa

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Lizzie e Finn un tempo si sono frequentati per tutta un’estate. Dopo la rottura di questo amore, continuano però a mantenere in piedi una specie di legame tra loro, una sorta di amicizia che permette loro di rimanere comunque in contatto e di presenziare ai rispettivi matrimoni, ma mai di uscire insieme in quattro, con i coniugi. Un anno, per puro caso, scoprono (ma sempre perché Lizzie e Finn hanno rapporti “più stretti”) di essere a Londra in vacanza nello stesso periodo con le rispettive famiglie. Una cena, poi un’altra e un’altra ancora, fino a chiedersi: “Dove ci vediamo l’anno prossimo?”. Lizzie con suo marito Michael, scrittore di successo, Finn con la bellissima Taylor e la loro figlioletta Snow si ritrovano, quindi, in vacanza in Italia, con una prima sosta a Roma e poi a Siracusa. Le tappe le ha decise Lizzie, scontentando Taylor, tanto che, per buona pace della famiglia, Finn ha dovuto poi aggiungere una sosta a Venezia in fondo al vacanza di moglie e figlia, allungando il viaggio. Doveva essere per la verità una vacanza solo per adulti, ma la piccola Snow, dieci anni e tanto mistero, li segue, più che altro perché la madre non può separarsi da lei, un cordone ombelicale non reciso, tanto che decide per lei, sceglie al ristorante per lei o addirittura risponde per lei, costringendo la figlia a diventare sempre più silenziosa, sempre più timida e quasi scontrosa. Ma se per Taylor la presenza di Snow è fondamentale, per Lizzie la bambina è praticamente alla stessa stregua della tappezzeria!

Siracusa si ritrova a fare da sfondo a un dramma: certamente si tratta di omicidio per la giovane stalker, anche se sarà archiviato come suicidio, pur se il lettore può avere più di un sospetto. Quello che colpisce di più è come tutto ruoti intorno a una mare di bugie. Pur essendo la famiglia più avvezza, perché con rapporti basati sul “non detto” e una figlia che pur se poco più che una bambina si rigira il padre e la madre a suo uso e consumo, sarà proprio la coppia Taylor-Finn a uscire rafforzata da una vacanza che sembrava invece averli condotti al divorzio. Di certo anche l’altra coppia non è da meno, ma, tradimenti a parte, sembra più avere della bugia il concetto di gioco, di abbellimento della realtà, insomma quelle che gli americani chiamano “white lies”, ovvero variazioni leggere in nome di una realtà che appare alla fine infiocchettata e impacchettata ad arte per l’uso che se ne deve fare (per esempio per scrivere il romanzo Bastard). In questo caso c’è la consapevolezza delle menzogne costanti, al punto che, nel momento più difficile della storia, a Michael succede come a chi ha, a lungo, gridato “Al lupo, al lupo” che non viene creduto, dopo tanti falsi allarmi, quando la minaccia è reale. Bello il dividere ogni momento nei quattro punti di vista degli adulti protagonisti, belle le città. Roma e Siracusa sono sì sfondo della storia e della vacanza, ma si tratta di uno sfondo reso così veritiero che ci si trova a visualizzare i posti, i monumenti, i vicoli, il mare.



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