Sirene

Sirene

“L’incontro fra Ulisse e le sirene raccontato da Omero nell’Odissea è uno dei fotogrammi originari dell’immaginario occidentale”. Il racconto del faccia a faccia tra il primo dei grandi eroi della navigazione, animato dal desiderio di andare sempre oltre i limiti – senza il quale, secondo lo scrittore e filosofo Ernst Jünger, l’uomo probabilmente non sarebbe mai sbarcato sulla luna – e le seduttrici per antonomasia è uno dei miti più noti e fondanti dell’Occidente, al punto che i filosofi tedeschi Max Horkheimer e Theodor Adorno vi “hanno intravisto la genesi della nostra civiltà”. È per questo motivo che le sirene, al contrario di altri ibridi che popolano la narrazione mitologica, di racconto in racconto, dall’oralità alla scrittura, attraverso i generi più disparati che appartengono al mondo dell’arte – dalla poesia, al romanzo, alla pittura, al cinema, alla televisione fino al variegato mondo del web – hanno navigato i marosi del tempo fino a noi, cambiando prerogative e persino sembiante ma mai il loro nome, il loro fascino e il loro incanto. In che senso “le sirene sono un simbolo millenario dalla portata culturale comparabile solo alla mela di Adamo ed Eva”? La loro seduzione proviene dal corpo o dalla conoscenza? Quando e perché è avvenuta la mutazione del loro aspetto da donne-uccello a donne-pesce? Quando le sirene sono entrate nell’immaginario ebraico e perché con uno stigma negativo? Perché la loro erotizzazione è avvenuta soltanto tra la tarda classicità e il Medioevo? Per quale motivo il loro canto è così seducente e pericoloso per coloro che lo ascoltano? Qual è il legame tra le sirene greche e la più antica sirena mediorentale, ovvero la dea Siria? “Perché nel celebre circo Barnum la sirena sbancava i botteghini?” Qual è il significato simbolico della piccola sirena bollita, “piatto dello scandalo” in una scena grottesca de La pelle di Curzio Malaparte? Che significato ha il capovolgimento che avviene nella reinterpretazione Disney della favola di Hans Christian Andersen? Perché negli ultimi anni la caccia alle sirene è diventata virale al punto che, nel web, frammenti di varia origine sono spesso collazionate dai blogger per costruire nuove varianti inedite della “narrazione sirenica”?

Professore ordinario di Antropologia culturale all’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, editorialista de “ Il Mattino”, collaboratrice del “Corriere della Sera”, Elisabetta Moro ha all’attivo diversi saggi, molti dei quali dedicati a questa figura mitologica che afferisce a simboli e significati più profondi rispetto a quanto conosciamo un po’ tutti così come emerge dall’episodio omerico che ha per protagonista Ulisse - o Odisseo che dir si voglia – durante il suo viaggio di ritorno ad Itaca dopo la guerra di Troia. Per comprendere quale sia davvero questo valore simbolico più complesso – anche se nella bella Introduzione che illustra la struttura del saggio il riferimento alla biblica mela di Eva è già di per sé assai significativo -, Moro segue un percorso articolato in quattro capitoli. Il primo illustra in maniera ragionata il mito delle sirene nella letteratura classica, dalla già citata Odissea alle Argonautiche, ai racconti che riguardano la fondazione di Napoli, ad opera della sirena Partenope – argomento, quest’ultimo, particolarmente caro all’autrice che lo ha approfondito anche altrove. Il secondo affronta “questioni sireniche, questioni di ibridazione”, analizzando i cambiamenti subiti nel tempo da queste creature quanto ad aspetto e prerogative; Elisabetta Moro espone, quindi, più dettagliatamente la sua teoria che mette in relazione la sirena greca con la più antica dea Siria. Il terzo capitolo racconta le “Sirene d’autore”, ovvero le sirene protagoniste di opere della letteratura moderna, da Andersen (e quindi la versione Disney della sua favola), a Tomasi di Lampedusa, a Kafka, a Malaparte. Infine, il quarto capitolo è dedicato all’aspetto più pop di queste creature e racconta ritrovamenti fake, teorie pseudoscientifiche e soprattutto il potere di fascinazione che ancora oggi esercitano nel nostro immaginario. L’elemento più sorprendente e interessante è senza dubbio il carattere di esseri sapienziali che identifica il loro fascino con la promessa di una conoscenza altrimenti negata all’uomo, in quanto depositarie del passato e capaci di leggere il futuro. Esseri ibridi – metà donna metà animale (pesce o uccello che sia) – in parte positive e fondatrici di città, in parte malevole e ostili, sono simbolo della fluidità dell’essere. Non a caso sono anche custodi dell’aldilà, spesso rappresentate sulla soglia che separa vita e morte. Hanno natura doppia e ambigua, quindi, e sono libere dal vincolo del matrimonio – questo è il senso dell’essere “vergini” nell’accezione pagana; per questo motivo esse sono nemiche giurate di Afrodite e non compatibili con le convenzioni sociali del mondo classico. Intorno al VII secolo, grazie all’abate Adelmo di Malmesbury avviene la loro erotizzazione, se ne evidenzia l’aspetto sensuale che quindi determina una ulteriore demonizzazione. Intatta resta, attraverso il tempo e a dispetto dei mutamenti vari, la voce, misteriosa suadente e seducente, ipnotica e incantatrice, tanto quanto la loro natura resta algida e distaccata. In virtù dell’essere simboli della fluidità dell’essere, le sirene continuano ad affascinarci, ad ammaliarci irrazionalmente nel mare magnum della nostra razionalità, perché, come sostiene Elisabetta Moro, in questa fluidità “tentiamo faticosamente di riconoscerci”. Inoltre, in quanto “fluttuanti”, seducono l’uomo che “ha bisogno di queste parole potenti (ndr. tale lei ritiene “sirena”) per capire e per sopravvivere nella sovrabbondanza della realtà”. L’approccio antropologico particolareggiato, la narrazione scorrevole e ben argomentata “da studiosa” non impedisce una scorrevolezza che rende la lettura interessante, piacevole e fluida – fatto salvo il particolare di un uso un po’sovrabbondante della punteggiatura e di un eccesso nel far ricorso alla sintassi franta. Consigliato a chiunque si interessi di miti e simboli e agli appassionati del mondo classico, per studio o per diletto, grazie ad un linguaggio assolutamente fruibile e accessibile. Pure, un apparato bibliografico assai ricco e puntuale consente un approfondimento a chiunque ne abbia necessità e desiderio.



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