Skan-zo-na-ta

Skan-zo-na-ta

Il 19 luglio 1943, giorno del primo bombardamento su Roma, un ordigno colpisce la tomba di Ettore Petrolini, deceduto sette anni prima, nel cimitero monumentale del Verano, prossimo alla Tiburtina e soprattutto al popolare quartiere di San Lorenzo, rione capitolino che fu il principale bersaglio – luogo strategico in quanto sede di un frequentato scalo ferroviario – della devastante gragnuola di colpi sferrata dagli alleati. Il busto di marmo si spezza e la cassa contenente la salma è gravemente danneggiata. Pare che, quando viene riaperta, il famoso frac del più celebre dei suoi personaggi, Gastone, attore di varietà d’avanspettacolo in evidente declino ma convinto ancora di essere una stella, sia intatto… Il nucleo originario del Quartetto Cetra, quello passato alla storia della canzone italiana per le formidabili, argutissime ed esilaranti parodie, nasce nell’ottobre del 1947 con l’ingresso di Lucia Mannucci, la quale, unica donna, va ad aggiungersi a Tata Giacobetti, Felice Chiusano e a suo marito Virgilio Savona, già in pista da oltre cinque anni. È con questa formazione che ottengono una notorietà senza confini grazie a un impasto vocale impeccabile, a una naturale eleganza e sobrietà di scrittura e interpretazione e, soprattutto, a una innata simpatia che contraddistingue ciascuno di loro… Gemonio è una cittadina di quasi tremila abitanti. Si trova nel Varesotto, attorniata da comuni che hanno tutti nomi che si rassomigliano l’un l’altro, e che paiono, quantomeno a livello meramente sonoro, piuttosto ostili ed ostici: Azzio, Besozzo, Caravate, Cittiglio, Cocquio. Insomma, non siamo proprio all’incrocio più trafficato al mondo, non è una meta internazionale di pellegrinaggio o chissà che cosa, però il lago Maggiore è a due passi e i bambini, almeno la domenica, ci vanno volentieri. A trascorrere l’infanzia e l’adolescenza a Gemonio c’è anche Renato Pozzetto, che proprio lì conosce Cochi Ponzoni: i due diventano amici inseparabili…

Petrolini, De Angelis, Starnazza, Panzeri, Kramer, Mascheroni, Otto, Viviani, Totò, Taranto, Carosone, Nisa, Di Giacomo, il Quartetto Cetra, Buscaglione, Chiosso, i Brutos, Valdi, Nebbia, Ghigo, Sacco, Guidone, Gaber, i Gufi, Dario Fo, Jannacci, Cochi e Renato, Manfredi, Gianco, Rosso, Gaetano, Riondino, Benigni, Freak Antoni, gli Skiantos, Elio e le Storie tese, Arbore, Oppi, Riz Samaritano, gli Squallor, Nuti, Gnocchi, Vergassola, Salvi, Iacchetti, Bisio, Oliva, i Figli di Bubba, Rossi, i Pitura Freska, Paco D’Alcatraz, Silvestri, Caparezza. Ci sono tutti. Gli interpreti italiani che hanno fatto diventare la musica cosiddetta leggera qualcosa di più. Non solamente un impasto di note e parole, non pura e semplice evasione, non divertimento, romanticismo o elegia drammatica di impegno civile come nella produzione della scuola dei cantautori, che tante fulgide stelle ha consegnato all’immaginario collettivo di intere generazioni su e giù per lo Stivale. Grazie a loro, ognuno con in suoi modi e suoi tempi, attraverso il filtro della propria sensibilità individuale, che infatti li ha portati a percorrere poi numerose strade, diverse, come le ideologie cui, durante il secolo scorso, si è accostato quasi ognuno di loro (di Giacobetti, per dire, la vulgata riferisce di una fede monarchica solida, mentre che Benigni abbia preso in braccio Berlinguer ce lo ricordiamo tutti…), viene fuori un affresco dell’Italia, e soprattutto degli italiani, preciso come nessun pittore o ritrattista saprebbe fare. Vizi, virtù, manie, grandi gesti, meschinità e idiosincrasie nella maggior parte dei casi dolorosamente attuali, il che vuol dire che non siamo migliorati granché nel corso dei decenni, anzi, raccontate, stigmatizzate, prese in giro nella speranza di sommuovere gli animi al cambiamento, attraverso la forma giullaresca e irriverente dello sberleffo, della satira, dell’ironia, ingenua e al tempo stesso lucida come solo quella dei bimbi e dei pazzi, gli unici che infatti possono gridare davanti a tutti che il re è nudo. La storia della canzone umoristica italiana è ricchissima di aneddoti, e Roberto Manfredi compie una carrellata cinematografica, e una esegesi approfondita, divertente, ricca, leggibile, avvincente, godibilissima.

 

 

 

 
 
 
 

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