Skippy muore

Skippy muore
Da Ed's ci vanno solo gli sfigati e i ciccioni mangiaciambelle. Ruprecht e Skippy, studenti del Seabrook College,  sono seduti ad un tavolo, pronti per sfidarsi a chi mangia più ciambelle. Skippy però non fa in tempo ad afferrare la prima che cade a terra morto stecchito: prima di esalare l'ultimo respiro ha giusto il tempo di scrivere con il dito nello sciroppo che ricopre il pavimento un messaggio per il suo paffuto amico: “Dì a Lori”. Qualche mese prima nessuno avrebbe mai immaginato che l'ultimo atto di un ragazzo timido e introverso come Skippy potesse essere quello di scrivere il nome della ragazza più carina del St. Brigid College. A dir la verità nemmeno Lori avrebbe mai potuto immaginare una cosa del genere, lei che nemmeno lo conosceva e che aveva appena iniziato a vedersi con Carl, il ragazzo più bullo e temuto della scuola, per barattare i suoi baci con le pillole per dimagrire che lui spacciava come fossero bustine di coca. Nessuno avrebbe mai immaginato che qualcuno potesse sfidare Carl soffiandogli la ragazza! Ma nessuno, del resto, avrebbe mai pensato che Howard il codardo, il professore di storia più deriso dagli studenti, potesse mai riuscire a baciare la signorina Aurelie, la nuova insegnante di geografia. Ma dare un senso all'universo è molto più difficile di quello che si pensi, lo sa bene quel secchione di Ruprecht che da tempo sta cercando di aprire un varco per penetrare negli universi paralleli al nostro beffando, perché no, addirittura la morte...
Ruprecht Van Doren, per gli amici Van Pompen, è un genio; il problema però, come per tutti i geni, è che è incompreso. Non è facile per i suoi amici capire il senso dei suoi strani esperimenti che una settimana si e una settimana no cerca di mettere in atto per cercare di penetrare i misteri dell'universo. Una delle sue teorie si chiama teoria delle stringhe (non l'ha inventata lui, esiste davvero), secondo la quale l'universo sarebbe composto da tante piccolissime entità fisiche chiamate stringhe che, a seconda di come si compongono nello spazio, danno vita a tanti universi paralleli. Un po' come succede in Skippy muore: «E forse invece che di stringhe è di storie che è fatta la nostra realtà, un numero infinito di minuscole storie che vibrano; c'era una volta in cui tutte le storie erano parte di una superstoria gigante, solo che poi questa storia si è frantumata in un fantastilione di pezzi diversi, ed è per questo che nessuna storia ha senso da sola, e così nella vita devi cercare di ricucirle […] fino a che non ti rimane qualcosa che Dio o chi per lui possa guardare come si guarda una lettera, o una parola intera addirittura... ». Questa, oltre a essere un'interessante teoria della letteratura, è anche il succo di che cos'è questo libro. In ottocentotredici pagine Paul Murray, autore irlandese classe 1975 al suo secondo romanzo, intreccia le vicende di tantissimi personaggi: c'è Carl, il bullo tormentato da Lori e dalla sua disastrata situazione familiare; Howard, il professore di storia, nonché ex studente del Seabrook, che si fa mettere i piedi in testa e che vive con una ragazza che non ama più; c'è Mario, l'amico di Skippy e di Ruprecht, ragazzo italiano che va sempre in giro con il suo preservativo portafortuna; c'è padre Green, un altro insegnate del college con un debole preoccupante per i ragazzini; Aurelie, la conturbante supplente di geografia. L'autore costruisce con dovizia ogni personaggio (veramente troppi per elencarli tutti) e il lettore finisce col seguire con il fiato sospeso ogni vicenda, chiedendosi in che modo i comportamenti di uno potranno influenzare la vita di un altro. Nonostante la mole del romanzo chi narra (e chi legge) non perde mai di vista il disegno complessivo, anche grazie ad una terza persona capace di adattarsi ad ogni personaggio raccontando, non senza ironia, con uno sguardo distaccato ma mai freddo, di ragazzi forse troppo grandi per la loro età e di adulti che ancora non sono cresciuti. Il romanzo che la ISBN propone (con una veste grafica veramente fica) emoziona e coinvolge, anche per merito della lingua utilizzata da Murray, capace di comprimersi e di espandersi passando dal registro piatto e lineare degli sms a quello barocco e articolato di Ruprecht. Un romanzo ricco ed eterogeneo come – è il caso di dirlo – un intero universo.

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