Slender man

Slender man

Alyssa e Shana, ebree, poco religiose ma di famiglie osservanti, vivono a Murphy, in North Carolina, una piccola cittadina dove tutti si conoscono; si sentono gemelle, più che amiche: entrambe sono nate a maggio, indossano gli stessi vestiti, hanno ricevuto una chitarra in dono per il loro quattordicesimo compleanno, il piercing sul labbro superiore al quindicesimo, hanno rispettivamente un fratello ed una sorella minore: Adam, 7 anni, e Denise, 3 anni. È sabato mattina, le due amiche hanno messo i rispettivi fratellini sull’autobus della scuola diretto al lago per una gita, e poi sono andate a fare jogging nel bosco. Nemmeno mezz’ora dopo il telefonino di Alyssa squilla: sua madre ha una notizia terribile da darle. L’autobus è uscito di strada, si contano molte vittime tra i bimbi... Soltanto in quattro sono sopravvissuti all’incidente: Adam, Denise, l’autista del pulmino e Kenny, il fratello minore di Jason, un ragazzo piuttosto scorbutico che è nella stessa classe di liceo delle due ragazze. In ospedale le condizioni di Kenny e Denise peggiorano, e i due bimbi non ce la fanno: solo Adam e l’autista restano in vita; mentre è al capezzale di suo fratello, nel dormiveglia, Alyssa vede qualcosa: una presenza oscura, minacciosa, dai contorni indefiniti, che si muove a scatti, china sul letto del fratello. E quando Jason e Shana le rivelano di vedere i loro piccoli cari defunti che tornano insistentemente a far loro visita, chiedendo che si rechino nel bosco per aiutarli, Alyssa intuisce che l’incubo è solo agli inizi...

Il fenomeno dello Slender Man (l’Uomo Esile) nasce su internet nel 2009 quando Eric Knudsen partecipa ad un concorso fotografico indetto in un forum del sito www.somethingawful.com, ove bisogna ritoccare foto per creare immagini con elementi paranormali: ispirandosi a figure del folklore come il Boogeyman (il corrispettivo americano del nostro Uomo Nero) ed alle creature incontrate nei romanzi di Howard P. Lovecraft e Stephen King, realizza due elaborazioni che mostrano un gruppo di ragazzi e uno di bambini in un parco giochi; alle loro spalle si staglia una inquietante figura, esile, senza volto, dotata di quelli che sembrano tentacoli. In una delle didascalie che accompagnano le foto l’essere è chiamato Slender Man. La figura entra nell’immaginario di molti: iniziano a moltiplicarsi sul web racconti horror (in gergo “creepypasta”) che la vedono protagonista; nel 2014 travalica i confini della rete e diviene oggetto di cronaca: due ragazzine dodicenni nel Wisconsin attirano una loro coetanea nel bosco e le infliggono 19 coltellate, lasciandola in fin di vita. La ragazza riuscirà miracolosamente a salvarsi, e le sue assalitrici dichiareranno di aver obbedito agli ordini dello Slender Man. Nel novembre 2012 il diciassettenne Dexter Morgenstern utilizza la piattaforma di self-publishing “CreateSpace”, collegata ad Amazon, per dare alla luce un romanzo ispirato alla creatura immaginaria. Il libro inizia a girare, grazie anche alle copie gratuite distribuite in cambio di recensioni ai membri di club online di letturaYoung adults e Urban fantasy, conquistando un discreto successo presso il pubblico di riferimento. La trama lineare attinge ad alcuni degli elementi classici della narrativa di genere: la creatura ultradimensionale, le prede (bambini e adolescenti), la foresta ove l’entità maligna acquisisce forza, le paralisi da sonno e le epistassi, le interferenze elettromagnetiche generate dal mostro. Narrato in prima persona, al presente, determinando un effetto a tratti straniante che ricorda certi horror “in presa diretta” (The Blair witch project, Paranormal activity o gli stessi episodi della webserie Marble Hornet incentrati su un essere simile allo Slender Man), il testo risente di una scrittura ancora acerba ‒ nonostante una revisione operata nel 2017 ‒ che avrebbe necessitato di una seria opera di rimaneggiamento editoriale per permettere ad idee, pur dotate di un certo potenziale, di trovare espressione e sviluppo adeguati. Nel 2018 è uscito un film ispirato al personaggio, accolto piuttosto freddamente dalla critica.



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