Snob

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Siamo nella Londra di fine anni Novanta. La giovane Edith Lavery, figlia di un revisore di conti di origini ebraiche, si trova sulla tribuna della Royal Enclosure di Ascot: non è un luogo qualunque, ma una vera e propria passerella sulla quale sfilano principi, duchesse, milionari e membri dell’aristocrazia inglese. Edith è tutt’altro che nobile, si trova lì insieme ad un amico attore un po’ per caso, grazie ad una coppia di amici di famiglia. Eppure la ragazza ha un aspetto molto più elegante e sofisticato di tante matrone dell’upper class londinese e in molti si accorgono di lei: a notarla, in particolare, è Charles, un giovane non bello ma ricco, dall’aspetto banale ma gentile. Soprattutto, Charles è un vero aristocratico: è conte di Broughton e sarà il futuro marchese di Uckfield, il che lo rende particolarmente interessante agli occhi di Edith, che, stanca di essere una semplice borghese, complice anche l’influenza della madre modello “Mrs Bennet”, punta a un matrimonio che la aiuti ad abbattere le barriere che la separano dal bel mondo dell’aristocrazia inglese…
Julian Fellowes, già premio oscar come sceneggiatore di Gosford Park e celebre per la sceneggiatura della serie televisiva Downton Abbey, riprende la tematica a lui cara dell’aristocrazia inglese e della sua difficoltà ad adeguarsi al passare del tempo e ai cambiamenti che esso comporta. Talvolta sembra di leggere un romanzo di Jane Austen, tanto che viene davvero da chiedersi: «Ma ho capito bene?... È ambientato negli anni Novanta??»: le convenzioni sociali della moderna upper class londinese, ossessionata dalle apparenze e dall’osservazione di rituali antiquati, sono infatti ridicolmente rigide e fuori tempo. D’altra parte non ne escono particolarmente bene né i borghesi, che risultano patetici nei loro tentativi, il più delle volte fallimentari, di abbattere le barriere sociali, né Edith, che si comporta come una Madame Bovary dotata più di senso pratico che di romanticismo. Il tutto però è narrato con uno stile leggero e ironico, che non cade mai nella trappola di diventare dispregiativo.

 

 

 

 
 
 
 
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