Social dating: boom o boomerang?

Uno degli aspetti che senza dubbio caratterizzano in modo più affascinante e seducente - con tutti gli annessi e connessi del caso, le varie e le eventuali, e soprattutto i rischi e le esagerazioni da evitare e a cui vi è la necessità di porre la massima attenzione - le piattaforme attraverso cui ci si incontra online è la piena libertà d’azione, ovvero la facoltà di nascondersi, giocare, fingere, inventare. In molti casi, poi, l’auspicio diventa quello che al più presto si arrivi a un appuntamento di persona e non più mediato da uno schermo, e che magari sia ancora più piacevole di quanto immaginato, così da dare magari il la ad una vera e propria storia d’amore. Certo, però, le bugie hanno le gambe corte, e sarebbe bene avvalersi delle possibilità in maniera costruttiva. Presentarsi con la foto di un amico, di una cugina, di una sorella o di un fratello non è certamente una buona idea, a meno che non si voglia solo giocare e basta: l’interlocutore sarà deluso quando scoprirà la verità o quando gli verrà rivelata, è ovvio. Del resto è naturale e innegabile che l’immagine sia importante, è pur sempre la prima cosa che si guarda, in fondo, ed è giusto affrontare il momento dell’incontro “reale” e non più virtuale nelle miglior condizioni, per esempio evitando le luci artificiali, che tendono a ingiallire l’incarnato, e ricordando che vanno predilette le situazioni in esterno, specie se pomeridiane, per avere un migliore appeal…

Perché scrivere un saggio che come sottotitolo recita: Come avvicinarsi a nuove relazioni senza allontanarsi dalla realtà? Incontrare qualcuno di interessante è sempre più difficile. Perché siamo sempre più egoriferiti, frettolosi, superficiali, concentrati solo su noi stessi, presi da mille faccende di nessuna importanza che ci paiono fondamentali ma che invece così importanti non sono affatto: viviamo in una società che ha messo al bando la bruttezza, la tristezza, l’invecchiamento, la malattia, la morte; siamo immersi, bersagliati, bombardati da vacuità, ostentazione, apparenza, tutto è filtrato, niente è più autentico o immediato. E siamo attaccati in continuazione allo smartphone, non parliamo più, lo facciamo sempre meno anche a cena con i nostri cari, abbiamo cinquemila amici su Facebook (beninteso, il mezzo non va demonizzato perché in sé non è né buono né cattivo, come ogni cosa, solo va adoperato cum grano salis) ma se un dolore ci squassa il petto spesso e volentieri non sappiamo con chi confidarci, perché abbiamo la quasi certezza che nessuno ci vorrà ascoltare veramente: in qualche particolare situazione, poi, l’unico modo con cui si può sperare di avere un po’ di compagnia, a letto ma non solo – pensiamo a chi magari è omosessuale in un piccolo centro dove di solito non si può contare su una mentalità particolarmente aperta e dunque non si può dichiarare ,– è tramite una app, che geolocalizza chi ci è spazialmente prossimo e ci dà l’idea che possiamo perlomeno provare a interagire con lui, sperando che ci sia vicino anche per sensibilità e visione del mondo. Eppure cercare l’anima gemella online se da un lato è una pratica ormai diffusissima, visto che i siti specializzati hanno milioni di utenti nel mondo, c’è sempre qualcuno che la vede come una stranezza persino un po’ squallida e patetica: Chiara Abbate si occupa di comunicazione e dinamiche relazionali per le aziende, e ciò risulta evidente dall’impostazione che ha la sua scrittura. Conosce l’argomento, espone i fatti, propone dati, analizza i fenomeni, non è mai retorica né giudicante e induce, anche attraverso l’aneddotica, alla riflessione.

 


 

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