Sofia si veste sempre di nero

Un parto prematuro e Sofia resta in ospedale per controlli più approfonditi. Il padre la guarda dal vetro senza poterla toccare, la madre è esanime nel letto dell’ospedale. E poi la voce dell’infermiera, l’unico contatto con il mondo reale, che le racconta che la nascita è “una nave che parte per la guerra”. A otto anni Sofia desidera solo essere libera e vedere i genitori uniti. Per un po’ i suoi desideri diventano la sua realtà: una casa nuova con il giardino, i genitori che pensano ad un fratellino. Ma la sua libertà si chiama Oscar, un bambino selvaggio e passionale, che di volta in volta trasforma il loro tempo in avventure di pirati, indiani, o banditi. E trasforma anche la vita dell’intera famiglia di Sofia. Tra Sofia e Oscar non ci sono solo giochi di avventura: la sera, prima di addormentarsi, i due bambini di confrontano sul senso della vita, sull’inferno e il paradiso. E pregano: per la mamma di Oscar, perché la loro amicizia non finisca. All’ennesimo litigio dei genitori, Sofia decide di non pregare mai più, perché le preghiere non servivano a risolvere nulla e i desideri non si erano mai realizzati. Dopo che anche Oscar lascia la sua vita, la paura più grande, quella dell’abbandono, porta Sofia, attraverso un percorso tortuoso, da un collegio al teatro, al tentato suicidio, alla vita con la zia Marta, l’unico tono di colore nella vita di Sofia. Fino a Pietro, l’imbastitore della storia…

Il plot è costruito come un mosaico: i pezzi vengono svelati uno per volta e il lettore, nella partecipazione attiva che gli è richiesta, ricompone i frammenti, fino a chiudere il cerchio. Sofia è l’ago della bilancia dell’intero romanzo: è protagonista inconsapevole del racconto nelle prime pagine ma, nella lettura si scopre collante tra tutti i personaggi del racconto, tra le loro vite. Il passato e il presente dei personaggi si intreccia continuamente, in un ritmo incessante che non lascia spazio ad altro se non al sapore che lascia la lettura. Non tragga in inganno il titolo del romanzo: questa non è la storia di Sofia. È la storia di ciascun singolo personaggio che ruota attorno a lei. È la storia di tutti quelli che, oggi poco più che quarantenni, hanno vissuto la stessa Italia e le stesse battaglie. Lo sfondo degli anni ‘70 con le fabbriche, i sotterfugi, le manifestazioni, riempie il racconto e riporta la narrazione alla realtà, rendendo verosimili luoghi, tempi e personaggi. È un intenso romanzo tutto al femminile, che racconta l’anima femminile, tormentata, in ricerca, ferita. Al centro Roberto, “un uomo semplice in mezzo a donne complicate”. È un emozionante romanzo familiare. È l’avvincente racconto della vita. È la ricerca della felicità, quella che ti insegnano debba arrivare ma che poi non arriva mai: “vi fate un culo così perché credete nel futuro. Io voglio essere felice adesso”. È la fame di significato profondo: “il senso della vita non sta nelle cose che fai, ma negli esseri umani che incontri”. E questo romanzo è un incontro, con i personaggi ma soprattutto con noi stessi.



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