Sofonisba ‒ I ritratti dell’anima

Sofonisba ‒ I ritratti dell’anima

Metà del Cinquecento. A Cremona condivide ogni istante, o quasi, della sua giornata con suo padre. Lui la chiama Sofi, diminutivo di Sofonisba che usa soltanto lui, ma particolare ancora più importante condivide con lei l’amore per l’arte e la porta sin da piccolissima all’interno della chiesa di San Sigismondo, perché è l’incaricato al reclutamento di artisti che dovranno decorare il tempio. Sofonisba trascorre così minuti preziosi in mezzo ai colori. D’altronde suo padre aveva già notato la sua inclinazione per l’arte e la pittura in particolare. I colori sono la sua attrazione principale, non li vede come li vedono tutti gli altri, ma nota come la luce del tramonto li scalda, come vesti e decori eccitano i sensi, come quel manto blu sulla gigantesca figura del Cristo sopra l’altare gli infonde una luce di purezza che fa socchiudere gli occhi, tanto è forte. Non le sfugge come un gioco di luci e ombre dà vita a corpi guizzanti sotto i vestiti, ma sottolinea anche un sentimento nei volti. Nei drappi può contare ogni piega e la tentazione di allungare la mano per toccare è sempre molto forte. Gli stessi artisti che sui ponteggi si stanno occupando degli affreschi, gradiscono quella bambinetta così interessante, graziosa e discreta, la cui presenza allieta il cantiere e che da mesi ammira il loro lavoro con il naso in su. E come può non essere gratificante quel sospiro di meraviglia che vale più di mille commenti nel giorno in cui la fanno salire sui ponteggi a guardare da vicino quei lavori che sembrano uno squarcio aperto nel soffitto della chiesa?

Che personaggio questa Sofonisba Anguissola! Fu la rappresentante femminile della nostra pittura nel Rinascimento, una delle prime donne esponenti della pittura europea. E che modernità quella sua consapevolezza di essere solo una donna, figlia del suo tempo e delle sue restrizioni, che come tale non si è mai ribellata al dover rimanere un passo indietro! Proprio perché una donna, infatti, non poté mai ricevere pagamenti a fronte dei suoi ritratti meravigliosi, ma soltanto doni (anche preziosi) e rendite, a differenza di quello che entrò invece nelle tasche del padre e dell’unico fratello maschio per i suoi servigi. E che cura il romanzo che ha scritto, con la sua biografia, la scrittrice Chiara Montani, dipingendola con parole stupende che hanno dato carattere alle sue pagine, trovando sempre il modo di mescolare ogni situazione con i colori, con la luce, con i chiari e scuri. È uno di quei romanzi dai quali non vorresti staccarti mai, tanta è la delicatezza, le emozioni, i buoni sentimenti che vi sono descritti con dovizia di particolari. Mentre l’Arte, quella con la “A” maiuscola, fa da sottofondo costante a tutte le vicende. Una tenerezza infinita quell’amore mai consumato di Sofonisba con il conte Broccardo Persico, legato a un giuramento di castità fatto al Papa; e che profondità il suo legame con il padre e con le sorelle, che si dilettavano con i pennelli come lei; che dolore acuto quel suo non essere considerata dalla mamma, sempre troppo presa dagli ultimi nati! Ogni rapporto umano descritto, quello con la regina, con le principesse, con la sua aiutante Selene, è così ricco di emozioni e scambi da scaldare la pur distante e distaccata atmosfera di corte. Un vero e proprio piacere.



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