Sognando Maria Callas

Sognando Maria Callas

Nel suo appartamento in zona universitaria a Bologna Enea s’è appena alzato. Sono le 14 e il citofono non accenna minimamente a smettere di suonare mentre lui prova a non interrompere la sua appassionante lettura di Paura e disgusto a Las Vegas. Il caffè è ancora nella tazzina e lui torna a interrogarsi con disappunto su cosa spinga tutte le sacrosante mattine David Lynch ad alzarsi per andare a registrare la sua rubrica quotidiana sul meteo di Los Angeles. David Lynch! Dal citofono intanto nessun suono molesto sembra più fuoriuscire. Avranno desistito. Meglio così. Enea appena sveglio odia proferir parola e preferisce rientrare nel mondo post onirico un po’ alla volta, mentre in mutande fuma parecchie sigarette e controlla qualcosa su skype e facebook. Quando finalmente s’è ripreso, l’orologio gli indica che sono le quattro passate ed è già ora di scendere per un caffè in Piazza Verdi, mentre dalle inseparabili cuffiette alle orecchie riecheggiano le note soavi di Maria Callas. Così tra una chiacchiera con il Cu, che fa servizio d’ordine al baretto in piazza, una puntatina da Lauro, il suo amico tecnico del suono, un salto alla mostra in Via degli Angeli, alla fine raggiunge lo studio di Via Orfeo dove i suoi amici e colleghi Van, il Sindacato e Siro sono pronti a comunicargli che finalmente il loro film è pronto per decollare...

Onirico, vorticoso, logorroico, poetico, punk. Questo il mondo capace di scorrere sopra e sotto una Bologna frenetica e nottambula dipinto da Alessandro F. Ansuini. Ma non solo. Un flusso di coscienza ininterrotto che esonda dalla testa del protagonista Enea e travolge tutto, scorrendo dentro e fuori personaggi e luoghi fino a schiantarsi con una potenza parossistica corrosiva e inebriante. Montato come un videoclip postmoderno, il romanzo di Ansuini alterna l’incessante chirurgico narrato quasi in tempo reale del protagonista ad immagini, colori, suoni, zoomate, flash, innescando quasi un effetto strobo sul lettore che vede vorticare davanti ai propri occhi mille storie in contemporanea senza perderne di vista alcuna, tanto da mettere alla fine quasi sullo sfondo il plot centrale del romanzo – la realizzazione di un lungometraggio in bianco e nero che chissà se si farà - che diviene un pretesto per raccontare altro. Un’opera psichedelica e caleidoscopica nei cui labirinti narrativi è un piacere immergersi senza chiedersi perché. E perdersi.



 

 

 

 
 
 
 

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