Sogno a occhi chiusi

Sogno a occhi chiusi
Nel maggio del 1965 Oliver Stone non ha ancora compiuto diciannove anni. E durante un party, nella Grande Mela, ha come un'illuminazione sulla via di Damasco. Vuole allontanarsi da tutto quello che lo circonda e la soluzione più estrema e anticonvenzionale è il Vietnam. Prima come insegnante, poi dopo un paio di anni a casa, addirittura arruolato come militare volontario. C'è tutto il fervore del giovane ribelle, c'è la fascinazione per l'Asia, gli incontri con le prostitute, l'ospedale di guerra, l'attesa e la calma sulle rive del Mekong...
Anche il meno cinefilo fra i lettori non può ignorare chi sia Oliver Stone. Regista che ha attraversato gli ultimi quarant'anni di cinema e autore di almeno un pugno di pellicole indimenticabili, tra le quali Platoon, JFK e Wall Street. Che negli ultimi anni il suo talento si sia appannato è (quasi) un dato di fatto, ma la sua importanza all'interno del panorama cinematografico della modernità e postmodernità è innegabile. Sono in pochi invece a conoscere la sua carriera letteraria, anche perché Sogno a occhi chiusi è un po' un oggetto non identificato all'interno della sua produzione artistica (e il suo unico romanzo, gli altri suoi scritti sono saggi più o meno specialistici di ambito cinematografico). Giovanissimo, non ancora compiuti i vent'anni, quello che diventerà il regista di Assassini nati – Natural Born Killers, dopo un colpo di testa decide di lasciare gli Stati Uniti e partire per il Vietnam, dove imperversava una delle guerre più spietate che l'umanità ricordi. Tornerà a casa, da quell'inferno, ma per piombarci nuovamente, l'anno successivo, non più come maestro, ma con il fucile in mano. Chi conosce il cinema di Oliver Stone può immaginare la sua prosa: appassionata, carica, autobiografica fino al midollo. Narrato in ordine cronologico, scritto durante le avventure nel sud est asiatico, fatte di sangue, sudore, droghe e esperienze oltre il limite, il libro è stato però assemblato e corretto oltre dieci anni dopo. È in questo lasso di tempo che ha modo di crescere, di maturare ma allo stesso tempo di restare immediato e genuino. Ci sono alcuni passaggi nella scrittura di Stone che farebbero impallidire il più navigato degli scrittori: c'è una quantità di vita e amore in quei due anni raccontati nel libro da riempire altro che poche centinaia di pagine. Chi apprezza il regista per i suoi primi film dovrebbe rinunciare a vederne i successivi e gettarsi a capofitto sulla sua prosa: ritroverà la rabbia e l'insofferenza di film come Nato il 4 Luglio e verrà pervaso della stessa passione che ha animato la giovanissima anima di Stone a metà anni sessanta.

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