Solo

Solo
Ulrich ha quasi cento anni e vive in un appartamento fatiscente vicino alla stazione di Sofia. Due vecchie taniche di acido solforico lo hanno reso cieco ed ora, al buio, salda assieme frammenti di passato ossidato dal tempo e ricompone suoni perduti. Da bambino con la voce sapeva imitare perfettamente il violino, appena poteva correva verso l'accampamento degli zingari per ascoltare la melodia di quel meraviglioso strumento e non desiderava altro che imparare a suonarlo. Suo padre era un ingegnere ferroviario e stava progettando la Berlino-Baghdad quando decise che Ulrich non sarebbe mai diventato un musicista, scagliando il violino nel caminetto acceso. Perché gli artisti non sono altro che dei falliti. Qualche anno dopo suo padre ha perso una gamba ed il cervello in guerra, sua madre Elizaveta, invece, l'hanno spedita in un campo lavoro. Tornata, batteva lettere sulla macchina da scrivere notte e giorno senza dire una parola. Chissà cosa scriveva. Si era comprata un paio di costosissimi occhiali con la montatura di tartaruga quando il capitalismo è arrivato anche in Bulgaria: Ulrich, che avrebbe voluto tanto essere un chimico ma non ha potuto terminare gli studi a Berlino, ha provato a ricostruirli nel suo piccolo laboratorio. In un corridoio all’università c’era Albert Einstein a cui erano caduti alcuni fogli, mentre Ulrich li raccoglieva lo scienziato gli ha detto “Non sarei niente senza di te”, facendolo sentire importante per un momento. Una vita fallimentare quella di Ulrich, ma l’insuccesso può essere trionfale se permette di creare tre inconsueti figli immaginari: il sublime musicista Boris, la sensuale ed ambiziosa Khathuna e il poetico Irakli...
Solo è un'esecuzione divisa in due movimenti. Il Primo Movimento è una sinfonia cacofonica e discendente, composta da legami chimici che reagendo assieme creano un fallimento. Il Secondo Movimento risale verso la superficie con la grazia di un lamantino o di un narvalo che nuotano senza far rumore. La musica, la chimica, il matrimonio, gli ideali politici: tutto per Ulrich è destinato a fallire. Vittima degli eventi, quest'uomo che porta lo stesso nome del protagonista del romanzo L'uomo senza qualità di Musil, sembra avere un solo pregio: saper immaginare. Rana Dasgupta ha scritto un'opera magistrale in cui rovescia la credenza, tutta moderna, che nella vita sia necessario vincere ad ogni costo, mostrandoci che chi sta sul podio nasconde dietro di sé una moltitudine di sconfitti: i veri vincitori. A proposito di Solo si potrebbero dire ancora molte cose, si potrebbe cercar di spiegare quanto ci si senta vicini ad Irakli, ai suoi capelli arruffati e ai suoi versi perfetti, si potrebbe cercare di descrivere i brividi che si provano leggendo dei vertici raggiunti dal violino di Boris... Ma non occorre aggiungere altro. Questa è una sinfonia, è da ascoltare. Tutta d'un fiato.

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