Somare

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Andrea è un ex blogger, ora critico cinematografico. Poi ci sono Marco, un autore televisivo, il finanziere Michelangelo ed Eleonora. Un quartetto di amici con in comune un pezzo di vita, la famosa famiglia che ti scegli. Tre quarti di loro sono gay, Eleonora è etero ma ama stare con loro e frequentare ambienti e locali gay. È la sera di capodanno, ma dopo qualche esperienza di case devastate, i quattro amici hanno deciso che i loro capodanni si svolgeranno al ristorante: cibo, musica, ricchi premi e cotillons, sesso garantito, tutto per la modica cifra di 60 euro tutto incluso. La serata inizia e prosegue come di norma, tra scherzi lazzi e frizzi, nonché la scelta della meta per le vacanze, scelta che cade unanimemente su New York per partecipare al World Pride. Per Andrea c’è anche un bollente incontro sessuale, talmente coinvolgente che dopo i primi concitati momenti, quando lui e l’occasionale partner accendono la luce, si accorgono di essere inzuppati di sangue. Panico (ovviamene), fino a capire che lo scenario splatter è dovuto semplicemente alla rottura del frenulo di Andrea. La serata a quanto pare si concluderà con un giro al pronto soccorso e l’anno nuovo inizierà con una forzata astinenza. Gennaio per i quattro amici è all’insegna dei sederi, con varie modalità saranno il leitmotiv del mese. A febbraio si sa, c’è Sanremo che per Andrea è praticamente il Natale: coinvolge tutti, volenti o nolenti, in pronostici sessioni di valutazione su abiti conduttori look canzoni e quant’altro. Dopo l’abbuffata delle canzoni, per Andrea (sempre sostenuto e sorretto dai suoi amici), arriva una brutta mazzata, la testata per cui lavora dichiara fallimento e lui si trova ad affrontare un momento davvero brutto. Perdere il lavoro a 35 anni non è uno scherzo. Ma siccome la vita è fatta in certo modo, l’avere del tempo e decidere di dedicarlo a sé stesso porta a eventi del tutto inaspettati...

Il messaggio che passa è davvero bello, qualcosa che dovrebbe essere la norma ma ancora non lo è – e forse ahimè non lo sarà mai. Ma quello che mi è saltato agli occhi, leggendo di questi quattro ragazzi, è la spaccatura profonda che c’è, o almeno che sembra esserci, fra quello che viene espresso come legittimo e sacrosanto riconoscimento del diritto di non essere considerati diversi e la realtà dei fatti che certi comportamenti suscitano in chi da quel mondo è lontano. Un mondo, quello LGBT che esce da questo romanzo, che sembra essere chiuso e racchiuso su sé stesso, che guarda agli etero come ad altro da sé, un mondo da sbeffeggiare, da trattare con sufficienza, di cui allo stesso tempo però si vuole far parte integrante. La sensazione è che alla fine gli stereotipi con cui molta gente identifica gli LGBT (definizione che peraltro mi dà l’orticaria), siano disegnati esattamente dagli stessi omosessuali, non si capisce se per difesa, per prendere le distanze o per quale motivo. Al di sotto di questo aspetto esagerato, sopra le righe, infarcito di turpiloquio e voglia di scandalizzare, c’è la storia di un’amicizia forte, di quattro persone che ci sono gli uni per gli altri in qualsiasi situazione, che si sostengono a vicenda e desiderano, nonostante le apparenze sguaiate, quello che in fondo cercano un po’ tutti. L’amore, l’essere amati da qualcuno per come si è. C’è anche la difficoltà di affrontare il coming out, la paura di non poter contare sulla famiglia e la conseguente necessità di vivere una specie di doppia vita. Un romanzo che non rende un gran servizio alla causa, laddove purtroppo esistono ancora pregiudizi e insofferenza, a chi non viva il mondo LGBT, o non abbia avuto modo di conoscerne certi aspetti. L’esagerazione di cui dicevo prima potrebbe suscitare perplessità persino nelle menti più aperte, e naturalmente un deciso fastidio in chi parta già prevenuto.



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