Sommersione

Sommersione
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

“Esiste una fierezza nell’emarginazione e una gioia nell’esclusione” perché l’isola, per quanto cupa e malmostosa, è sempre meno cupa e malmostosa di certe periferie cittadine, poiché la condanna è certa e priva di quel senso di precarietà tipico di molte città, fatte del cemento delle case alveare e dei centri commerciali che aprono e chiudono da un giorno all’altro. Solo sull’isola gli uomini sono uomini e le donne sono vere donne. Solo qui si sa cosa sia la fatica, il lavorare per poco e niente e persino i criminali qui sono migliori di quelli della Terraferma e sbarcano il lunario come possono. Su quest’isola, che separa l’Adriatico dalla laguna veneta, vive un vecchio pescatore. Si nutre di rancore verso tutti. Verso le piccole orate che abboccano ogni tanto al suo amo, verso la sua defunta moglie che, se potesse, batterebbe ancora perché da troppo tempo fa pesare la sua assenza e verso la figlia che dopo la morte della madre è sparita; verso i vicini di casa e la loro maledetta cagna, verso i suoi compagni di bevute alla Taverna: non c’è nulla di sereno nella sua vita, nemmeno un momento felice tra i suoi ricordi. Ma non c’è rimpianto in lui, convinto com’è d’essere stato, da ragazzino, toccato dal Diavolo che ora lo possiede, sebbene il vecchio nemmeno creda in un Dio salvatore. L’intera sua vita l’ha trascorsa così, col sangue marcio a nutrire un corpo forte, a deflorare donne gettando loro sopra le reti lercie, ad avvelenare cani e gatti, pescare pochi pesci e aspettare una morte che non arriva mai. Come l’acqua alta, che al suono della sirena arriva fino alle case lasciando uno strascico di alghe e pesci boccheggianti, così scivola via il tempo per il vecchio pescatore. Ma, prima che tutto finisca, c’è ancora una cosa che può e che deve fare: il gesto definitivo, liberatorio, trattenuto per anni. E non servirà gridare, ma basterà dell’olio sparso sopra il divano e sulle tende, una bomboletta di spray e la sua vecchia barca…

Una piccola isola della laguna veneta anziché la camera da letto di un giovane chioggiotto, un vecchio pescatore al posto di un giovane disoccupato che non esce più di casa, ma la prospettiva misantropica scelta dall’autore resta la stessa. Dopo Confessioni di un NEET, Sandro Frizziero torna a dare voce al disordine umano, alla natura odiosa di certi individui convinti che “depositato da qualche parte, ci deve essere un progetto, un enorme complotto, un’oscura macchinazione per renderti la vita ogni giorno una gran rottura di coglioni”. Dice bene Tiziano Scarpa, definendolo uno scrigno di sinonimi del malamore. Il disgusto, l’astio e il rancore si coagulano, fanno la dura crosta che non si spacca e che fa morire tutto quanto di buono c’è sotto. Allora, nemmeno i più piccoli, nemmeno i bambini saranno degli innocenti. Nemmeno i pesci del mare o gli animali domestici non avranno colpa. Il vecchio pescatore ne è però la somma. Odiato da tutti, odia persino sé stesso per quel diavolo in corpo con il quale gli tocca convivere. Ma non rinuncia al possesso di tutto, perché tutto gli appartiene, comprese le ossa di sua moglie che resta sua anche se sottoterra da molti anni. E se l’isola è una sorta di succursale dell’inferno, una prigione a cielo aperto, non c’è spazio e nessuna voglia di redenzione sulle sue spiagge che sono “un posto per fuggiaschi e amanti, per peccatori e poeti in pensione” e niente di più. Somigliano ai pesci boccheggianti, i personaggi di Sandro Frizziero. Agonie silenziose e lente, anime perse tra le quali le donne sono le più sacrificate. Sono “suocere astiose, sorelle perfide, amanti scaltre”, badanti buone solo per essere infilzate con un coltellaccio da cucina.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER