Sonata a Tolstoj

Sonata a Tolstoj
Sarà una lunga notte per il fido e ostinato Gheràsim, servitore del grande scrittore Lev Nikolaevic Tolstoj. Benché il conte sia morto ormai da molti anni, il servo continua a vegliare sulla casa e sui suoi scritti, pulisce, lucida le foto, tiene lontani i topi, in particolare Gengis Khan: il re dei topi. È stato lui, infatti, che ha avuto l’ardire di rosicchiare ben sedici pagine del manoscritto originale di Guerra e pace. Affronto più grande è impossibile da immaginare, ecco perché Gheràsim attizza il fuoco, si siede davanti al camino e aspetta di consumare la sua vendetta. Sarà una lunga notte, abbastanza per ripercorrere tutta la sua vita al fianco del genio Tolstoj. Che anni, quelli a Jasnaja Poljana, con il grande scrittore che gli insegnò a leggere e a scrivere, che energia, che talento, che senso della giustizia aveva Tolstoj, come era bello servirlo, essergli devoto fino alla morte! Tutto andava a gonfie vele, Sua Signoria era ricco e famoso in tutto il mondo grazie ai suoi romanzi, finché, invece di godersi il successo, Tolstoj scoprì il vangelo. “In sé non ci sarebbe niente di male: ma il padrone s’era messo in testa di praticarlo! Certe idee stravaganti come l’uguaglianza e la terra ai contadini ce le aveva anche prima, ma il vangelo finì di completare il guaio.” Tolstoj, pur fra le contraddizioni tipiche del genio, fondò una sua propria religione, con seguaci in tutto il mondo, finendo per attirarsi i sospetti e le ire non solo della chiesa ma anche della polizia zarista, che gli mise alle costole numerose spie. Mente e organizzatore della conversione tolstojana era Certkov, arrivista e avido amico/consigliere che rimarrà accanto allo scrittore per tutta la vita, odiato per questo da Sof’ja, la moglie di Tolstoj. Più lo scrittore si faceva vecchio, più in casa l’atmosfera era rovente. Tutti sembravano essere ossessionati dal testamento del grande genio. I figli parteggiavano per la madre, le figlie per il padre, Certkov parteggiava per se stesso, segretari e servitori erano occupati a scrivere rapporti segreti per la polizia, alla ricerca di un fatto, un vizio, un’ignominia che avrebbe dovuto screditare Lev Tolstoj agli occhi del mondo. E in effetti, lo scrittore, un segreto innominabile e peccaminoso ce lo aveva davvero…
Godibilissima biografia, questa di Barbara Alberti, capace di darci di Tolstoj un ritratto veritiero grazie ad uno studio approfondito dei diari dello scrittore e di quelli dei suoi familiari. Tuttavia, e qui interviene l’estro e l’istrionismo di una “scrittrice malvagia”, Barbara Alberti si diverte come una pazza ad imprimere alla vita di Tolstoj un ritmo frenetico, quasi fosse una commedia di Feydeau. Mogli che svengono, figli irriverenti, consiglieri cinici, agenti segreti improvvisati (irresistibile la figura di Valentin Bulgakov, spia frivola e vacua: “Corro a cambiarmi: in nero stavolta, che mi fa un po’ Raskol’nikov e mi esalta l’incarnato”). Tutti contro tutti, in un gioco di spionaggio incrociato, finché, esasperato, Tolstoj fuggirà ultraottantenne nella notte russa, per salvarsi dal caravanserraglio della sua famiglia e andare, invece, incontro alla morte, ma non prima di aver svelato un inconfessabile segreto.  Sonata a Tolstoj ci dimostra che dalla vita di un grande scrittore può venir fuori un altro romanzo, ricco di personaggi, battute fulminanti e straordinari colpi di scena. Bisogna, tuttavia, avere l’abilità di dar ritmo e vita alle fonti, facendo in modo che il lettore quasi si dimentichi di leggere una biografia e si senta trasportato in una coinvolgente, maestosa e potente narrazione. A Barbara Alberti questa abilità va riconosciuta in pieno.

 

 

 

 
 
 
 
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