Sono nata dal piombo

Sono nata dal piombo
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Teresa Campisi, chiamata da tutti Sisina, segue un funzionario fino a un ufficio in cui le fanno incontrare un uomo, suo marito Gennaro Cosmo Magliozzi. L’uomo emana un fetore intenso ed è irriconoscibile a causa della magrezza. Teresa deve farsi forza e cercare quei dettagli inconfondibili che solo suo marito può avere. Partono da questo momento i ricordi di Anna, la figlia nata dopo undici mesi da quel ricongiungimento. Il padre Gennaro è sopravvissuto al lager nazista di Breitenau, ma è fisicamente e psicologicamente provato. La vita della famiglia presso palazzo Guareschi non è facile, l’edificio abbandonato durante la guerra cade a pezzi. Anna rischia di morire intorno ai quattro mesi, ma la sua forza interiore, dicono, l’aiuta a sopravvivere. La stessa forza che spinge suo padre ad adattarsi ai lavori più umili fino a quando Don Salvatore Maruzzella non lo assume come pescatore. La notte le acque del golfo di Gaeta scintillano costellate dai lumini dei pescatori che lentamente affievoliscono. All’alba le barche tornano cariche di pescato al paese ed è con il prezioso pesce che donna Teresa paga i debiti in tempo di miseria, poiché i soldi scarseggiano. Presso quelle acque Anna conosce Augusto Gelasio, figlio di Don Salvatore, che le insegna a nuotare e ad amare il mare. Ogni scusa è buona per sgattaiolare fuori casa finite le faccende e correre da lui. Guardarlo mentre emerge dal mare e le va incontro. Augusto, il grande amore della sua vita…

Le memorie dell’infanzia e dell’adolescenza di Anna riempiono le pagine. Frammenti di ciò che i genitori le hanno raccontato e delle sensazioni che la giovinezza le ha lasciato. Un miscuglio di colori, profumi, percezioni intense e impossibili da sradicare. Spicca il rapporto viscerale con Gaeta e il mare, l’intensità del primo amore capace di dare senso a tutto, il tormento di un lutto inaspettato, la forza d’animo che solo un abbandono può insegnare. Simona Mannucci, nata a Gaeta, rende omaggio alla propria città e in questa sua opera d’esordio adopera uno stile narrativo asciutto, capace di descrivere luoghi e personaggi ricchi di dettagli concreti, dimostrandosi abile nel sondare gli aspetti più intimi dell’animo umano. Il romanzo Sono nata dal piombo racconta attraverso il punto di vista della protagonista un periodo storico difficile per l’Italia. Gli anni post bellici, col loro bagaglio di vite distrutte, famiglie mutilate negli affetti, luoghi in cui la crisi economica ha portato miseria ma anche tanta voglia di ricominciare. Gli uomini sfidano il mare per carpirne le risorse e c’è chi decide di trasferirsi in America carico di speranze e ambizioni. Si riparte da zero nel ricostruire il tessuto sociale e lavorativo. Questo dovrà fare anche Anna, quando la vita stravolgerà i suoi progetti, ma è proprio grazie alla sua forza, a quel suo essere “nata dal piombo” come le ripeteva la madre, che riuscirà a mantenersi a galla. La Mannucci ha studiato economia, ma il sogno di diventare una scrittrice l’ha motivata a scegliere una carriera artistica per poter coltivare liberamente questa attitudine. Il libro, presentato in varie città italiane, sta ottenendo un riscontro positivo da parte dei lettori.



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