Sotto gli alberi

Sotto gli alberi
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Mellstock, un vecchio paesino della campagna inglese, nel Wessex (Dorset). Dick Dewy, figlio di un carrettiere nonché suonatore di violino, fa parte del coro della parrocchia e si riunisce spesso a casa sua con gli altri membri per dar luogo alle prove. Le cose, però, cambiano con l’arrivo di Mr. Maybold, il nuovo vicario, il quale vuole sostituire il coro con un organo meccanico. Dick, inoltre, in una “luminosa mattina di Natale”, si innamora della splendida Fancy Day, direttrice della scuola di Mellstock: la giovane donna, tuttavia, pur ricambiandone l’amore, non colpisce soltanto il cuore di Dick... i cambiamenti sono invisi e fanno fatica a penetrare negli spazi angusti d’un piccolo paese composto da persone semplici – dove ogni albero ha la sua voce, rassicurante e riconoscibile –, pure e insieme “comiche”, quali: Joseph Bowman, Elias Spinks, Robert Penny. La stessa Fancy, un po’ come la minaccia dell’organo meccanico per il coro, rappresenta l’altro, l’elemento divergente, differente e, proprio per questo, attrae e insieme crea scompiglio: “risaltava in mezzo al resto delle donne sulla pista da ballo come un fiore tra le verdure”...

Thomas Hardy (1840-1928), poeta e scrittore inglese, funge da anello di congiunzione tra il periodo vittoriano e il modernismo tipico del Novecento. Sotto gli alberi è uno dei suoi primi romanzi, anche se poi continuerà a rimaneggiarlo a lungo. La campagna, come in buona parte dei suoi testi, anche qui la fa da padrona: la natura diviene uno spazio cosmico e totalizzante che scandisce e regola la vita dell’uomo – come dello stesso romanzo, suddiviso in cinque sezioni, di cui quattro in base alle stagioni e l’ultima conclusiva – che ad essa, più o meno invano, s’aggrappa. La campagna comincia, qui, ad apparire già un po’ meno arcadica e idillica e più malinconica, per trasformarsi poi, nei testi successivi, in uno spazio statico, in una prigione che impedisce l’avanzamento dell’uomo, costringendolo invece all’immobilismo. La natura non partecipa agli amori (tema caro e piuttosto ingarbugliato per l’autore), alle gioie e ai dolori dell’uomo. Sotto gli alberi – che, indifferenti, sovrastano l’uomo – i sentieri, spesso, sono pochi e già tracciati... resta allo scrittore dare l’impressione – come il retrogusto amaro – d’altro, di ciò che, invece, sarebbe potuto essere: come l’ombra che segue il reale e che lo rende inquieto.



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