Sotto il cielo del Madagascar

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L’aereo su cui viaggia Padre Saverio sta per atterrare in Madagascar. Un panorama di buio assoluto, calma e silenzio lo circonda e lo allontana definitivamente dalla Roma della disciplina e dello studio continuo, dalla Pontificia Università Gregoriana, per lui un rifugio storico filosofico. Una volta a terra, nel disbrigo delle pratiche aeroportuali, può rendersi conto con stupore di quanto, nonostante sia notte fonda, ognuno si prende un tempo infinito per portare avanti qualsiasi mansione, dalla più burocratica a quelle di manovalanza: il controllo doganale, il trasporto bagagli, tutto si muove ad un ritmo spiazzante per il religioso, che sembra quasi infastidirlo. Padre Saverio è un gesuita cresciuto alla rigida scuola del “Non vivere, sed valere, vita est”, motto secondo il quale la vita non è semplicemente vivere, ma esercitare il dovere di far valere i propri talenti, cercando sempre il meglio. Non sembra importare granché di questo dovere dell’uomo ai malgasci, che alla sete di affermazione preferiscono la preservazione dei valori arcaici. Senza fretta Alain, il suo autista, lo accompagna al Collegio St. Michel, lì saprà di più su come declinare la sua missione; la struttura si erge granitica tra le basse case circostanti, quasi con sfacciataggine. Nessuno lo aspetta per fare gli onori di casa, ma solo una cella per passare la notte. Non ci mette molto Padre Saverio a comprendere che ogni ospite è ordinaria amministrazione, la diffidenza più dell’ingenuo spirito di accoglienza regna tra gli abitanti del collegio, e una sorta di supponenza verso i nuovi arrivati, come lui, che si presenta in Madagascar con il suo bagaglio culturale e la dottrina, che presto dovrà scambiare con spirito d’adattamento e pragmaticità…

Al suo secondo romanzo con Fazi, Giulio Querini, professore di economia in varie università del Madagascar e precedentemente all’Università di Roma La Sapienza con all’attivo numerose missioni in Africa, fa confluire in questo Sotto il cielo del Madagascar la sua esperienza nel continente africano (sebbene in Madagascar odino essere definiti africani) e la sua competenza economica. Il protagonista è Padre Saverio, gesuita fermamente impegnato nell'evangelizzazione dei poveri e che insieme insegna economia all'università di Antananarivo. Ricchissimo di spunti, il romanzo alimenta umanissimi e intelligentissimi dubbi sulle civiltà, sull’evoluzione delle società, sull’occidente attraverso gli occhi dell’esotico, e viceversa, il tutto con una dialettica pulita, ricercata ma asciutta, mai leziosa, solo a tratti ridondante. Un argomento di stretta attualità quello della gestione della povertà fuori dai confini delle nazioni così dette progredite, quelle che ormai intrinsecamente dividono l’ altrove tra la proiezione di un immaginifico mondo selvaggio non traviato dalle dinamiche consumistiche, e quella di uno spazio vergine sul quale imprimere i caratteri dei propri valori, tutti da esportare e inculcare. Per narrare la banalità e insieme a complessità di entrambi i punti di vista, Querini sceglie un’isola meravigliosa e complicata, il Madagascar. Torna in un luogo non continentale l’autore, che con il suo primo romanzo L’isola e il vento aveva raccontato di un’isola spersa nel mediterraneo. La dimensione insulare è insieme una simbologia di distacco dalle dinamiche canoniche del mondo come lo conosciamo, di fuga, e insieme un’ottima occasione per studiare una sorta di intero mondo in scala, nel quale le risorse, la cultura, la storia, si sviluppano in modo indipendente, altro eppure emblematico del genere umano.



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