Sotto il falò

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Ogni anno, al solstizio d’inverno, un gruppo di hippy si raduna in una chiesa pentecostale abbandonata per celebrare quelle che ormai tutti chiamano “feste della motosega”. Bevono whisky e brandy per scaldarsi, si recano con delle slitte nel bosco innevato a tagliare rami secchi o cime pericolanti di alberi ancora vivi, trasportano il legno vicino alla chiesa, fanno immense cataste e le bruciano mangiando maiale, bevendo fiumi di birra, fumando hashish e cantando. Quest’anno lui alla festa della motosega ha deciso di portarci Nancy, l’infermiera di cui è innamorato e con la quale sogna di fare un figlio. Nancy è bionda, profuma di talco e sapone, ama fare sesso in luoghi strani e fumare col finestrino aperto. Gli organizzatori della festa sono due vecchi amici di lui, si fanno chiamare Orso e Luna. Luna ora è incinta, ma anni prima, quando si chiamava ancora Shelley, era la sua ragazza. Lui decide di dirlo a Nancy durante il viaggio verso la festa, gli sembra giusto. La reazione della ragazza è strana, e durante la festa la sua “vendetta” cambierà la vita di tutti e quattro… Ogni venerdì pomeriggio sua figlia, ragazza madre, gli molla il nipotino come un pacco indesiderato. Senza cibo o giocattoli, “a volte senza neanche un ricambio di vestiti”. Del resto, è sempre stata una testa calda. Che ne sa lui, che ormai è vecchio e vedovo, di come ci si prende cura di un bambino? Ogni venerdì comunque lo porta in paese in “una tavola calda vicino ai binari della ferrovia” a mangiare il gelato, poi ai grandi magazzini a comprare un giocattolo da pochi soldi oppure qualche vestito. Sulla strada del ritorno, ogni volta il bambino si addormenta sul sedile del pick-up del nonno, che dopo aver parcheggiato alla fattoria lo prende in braccio e lo mette a letto, gli rimbocca le coperte, gli bacia la fronte e va in cucina a versarsi una tazza di caffè ormai freddo chiedendosi dove ha sbagliato con la figlia… Rimes, Coffee e Deere sono cresciuti insieme tra le colline della Driftless Area. Da ragazzini erano un piccolo clan, sempre in giro tra “le caverne, le gole, i crepacci, le cave, le sorgenti che uscivano dalla terra gorgogliando come una bella ferita e regalando l’acqua più fredda e più dolce”. Poi Deere si è trasferito in città, ha trovato lavoro nel campo dei computer e si è persino sposato. Rimes e Coffee invece sono rimasti a vivere sulle colline, “due coyote rumorosi che andavano di bar in bar inseguendo donne, ammaccando furgoncini, spaccando motociclette”. I tre amici d’infanzia si riuniscono ogni anno per andare a raccogliere spugnole: ogni volta si stordiscono di canne e alcol e poi vagano per i boschi a cercare quei funghi morbidi, profumati e preziosi…

Dieci racconti emozionanti, struggenti. Dieci favole “working class” ambientate nell’America rurale, tanto che sembra di sentire il Boss dei tempi belli con chitarra acustica e armonica da bocca in sottofondo. Nickolas Butler si inserisce in un filone che da Marilynne Robinson arriva a Cormac McCarthy ed Emily Ruskovich, passando per William Faulkner, John Steinbeck, William Maxwell, Jesmyn Ward. E ci si inserisce da maestro: in ognuna delle sue dolenti storie di misfits la sua voce, la sua cifra stilistica rimangono sempre riconoscibili, pulite, potenti. Sono vicende brevi e lineari, quelle di Sotto il falò, percorsi di vita come tanti: c’è l’amore, c’è il dolore, c’è il rancore, ma soprattutto c’è la perdita. Questo senso di smarrimento e di vuoto che Butler riesce a iniettare sottotraccia dona alla raccolta – come spesso accade con la narrativa naturalista – un mood malinconico che ti prende alla gola, che ti stringe il cuore. Un cenno a parte per le ambientazioni: boschi, neve, rocce, pioggia e fiumi sono entità poco rassicuranti, pre-umane, che l’umanità stracciona che le abita non ha nemmeno iniziato a domare. È il Wisconsin in cui Butler è nato e cresciuto, questo, ma al tempo stesso è il Midwest nella sua interezza, il Midwest come luogo dell’anima, il Midwest come ce lo immaginiamo anche noi che viviamo dall’altra parte del mondo. La maggior parte delle storie, si premura di sottolineare l’autore nei Ringraziamenti, è nata durante lo Iowa Writers’ Workshop. Se questo è il risultato, consigliamo a tutti gli scrittori di frequentarlo. Hai visto mai.



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