Sotto la Parete del Drago

Sotto la Parete del Drago
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Primavera del 1944. Veit Kolbe è un giovane soldato di ventiquattro anni della Wehrmacht, stanziato sul fronte sovietico. Durante un assalto lungo il fiume Dnepr, un’esplosione lo riduce in fin di vita. Schegge in tutto il suo corpo. Un medico di campo riesce a tenerlo in vita e quindi viene rispedito nelle retrovie per recuperare. Prima una sosta alla stazione di Dolyns’ka, dove i bombardieri attaccano i tedeschi per ben tre volte, poi Praga e infine il territorio della Saar. L’ultima destinazione per la sua degenza forzata è Mondsee, sulle Alpi austriache, all’ombra della Parete del Drago. Qui Veit ha tutto il tempo per elaborare il lutto per la perdita della sorella Hilde, morta da bambina e la cui scomparsa ha lasciato un trauma profondo nella psiche del soldato tedesco, mai del tutto superato. C’è anche spazio per momenti sereni e spensierati assieme a Roman Raimund Perttes detto “Brasiliano”, un giardiniere che parla costantemente della sua Rio e non vede l’ora di tornarci. Veit trova anche l’amore in Margot, una giovane donna con la figlia Lilo appena nata e del cui marito si sono perse le notizie al fronte. La tranquillità di Mondsee però per il soldato Kolbe è solo una parentesi dato che, nonostante la guerra sia inesorabilmente già persa, la Grande Germania lo reclama nuovamente al fronte, una volta che le sue ferite sono guarite…

Arno Geiger è un autore austriaco che con il suo Sotto la Parete del Drago ha vinto il Bremer Literaaturpreis e il Breitbach-Preis. “Spiegel Literature” lo ha nominato anche Romanzo dell’anno. Una storia intima e profonda, in cui gli eventi della guerra fanno da sfondo ai drammi interiori del giovane Veit. Il protagonista rappresenta lo specchio di una generazione obbligata ad andare a morire al fonte senza sapere bene il perché. Quando tutto sembra perduto però, una speranza può nascere anche da eventi insperati. L’importante è poi continuare a coltivarla questa speranza, anche qualora si ripresentassero momenti avversi. Questo è quanto Geiger è molto bravo a rappresentare attraverso gli occhi del soldato Kolbe, forse con un leggero eccesso di lirismo. Le sue pagine di diario infatti, ci raccontano i suoi stati d’animo e le sue riflessioni sul mondo che lo circonda. Il romanzo si snoda quindi principalmente nella quotidianità della convalescenza, lasciando gli echi della guerra, con tutto il suo carico di ideologia, sempre sullo sfondo e distanti. Finale un po’ troppo mieloso e scontato.



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