Sound of salame

Sì, non c’è dubbio né altra definizione possibile o accettabile, è un vero e proprio brulicame quello che ha dinnanzi agli occhi. Un brulicame di volti assenti. Di visi disperati. Una fila interminabile di omini. Per giunta vestiti male. Ma certo di questo si deve dare colpa, per ognuno, alla rispettiva signora. Con loro lui non ha nulla a che spartire. Non lo conoscono. È alle poste di Porotto solo e soltanto per l’ennesima multa. La motivazione? Eccesso di velocità, in assoluto una fra le più banali. Le multe, se vengono pagate entro pochi giorni, costano leggermente meno. In realtà però lui pagherebbe anche il doppio se questo significasse poter evitare del tutto di recarsi all’ufficio postale. Suppone tuttavia che ci sia un metodo alternativo, ma va detto che la sua indomita pigrizia è tale che non ha la benché minima voglia nemmeno di mettersi a cercarlo. D’altro canto all’epoca è convinto di conoscere moltissime cose, anzi, di saperne già a sufficienza. Fatto sta che, proprio in quel momento, in quel contesto, in quella situazione, prova un assurdo e irrefrenabile desiderio: quello di mettersi a urlare in mezzo a tutti l’intero elenco dei nomi degli imperatori romani…

Giovane docente di italiano appassionato per sua stessa ammissione di musica (è cantautore), Fante, Moretti e Lynch, e non si fatica affatto a crederlo leggendo la sua prosa che, semplice ma compiuta, profonda e pluristratificata, è ricca di riferimenti, rimandi, reminiscenze e connessioni a molteplici discipline, Mattia Bortesi è originario di Sermide e Felonica. Si tratta di una località nell’estrema propaggine del Mantovano, provincia lombarda nelle cui scuole medie l’autore, dottore in Italianistica, insegna, tra Veneto ed Emilia-Romagna, dove organizza eventi letterari, una località lungo il grande fiume Po che Mario Soldati percorse anche dal punto di vista gastronomico con la sua inchiesta che rese celeberrima, tra l’altro, la salama da sugo. E il salame c’è anche nel titolo di questo bel romanzo di formazione, divertente, trascinante, pungente, credibile, esilarante ma anche dolente: il protagonista, di cui non sappiamo il nome, ma non è importante, perché è l’archetipo di una generazione alla quale è stato interamente sottratto il futuro, è un inetto, un inadatto alla vita, abita a Ferrara, in periferia, è convinto che a breve diventerà una star del pop e nel frattempo la sua esistenza è un continuo inanellare assurdità, illusioni, speranze frustrate, ironia involontaria, tra un bicchiere di vino e una birra, senza nemmeno la compagnia di qualche amico al bar con cui parlare di anarchia e di libertà, come cantava Gino Paoli. Un giorno però all’orizzonte spunta la bibliotecaria, Margherita, e forse per l’eterno bambino è arrivato il momento di diventare un po’ meno precario e finalmente adulto, almeno dal punto di vista emozionale e sentimentale.

 


 

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