Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone

Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone

Essere piccolina, ma non certo fragile, a volte è un vantaggio. Per esempio se devi fare il turno di notte in commissariato e il “letto” a disposizione è una brandina. Succede ad Alex Di Nardo, che ha appunto fatto il turno e si trova a dover andare insieme a Lojacono, arrivato come spesso accade in anticipo, sul luogo del ritrovamento di un corpo. In un cantiere per la metropolitana hanno gettato un uomo dell’apparente età fra i 50 e i 60, forse credendolo morto, forse pestato a seguito di una rapina. Le condizioni dell’uomo sono gravissime, non si sa se sopravviverà all’intervento d’urgenza e nel caso in che condizioni sarà. Non si sa nemmeno se c’è qualcuno da avvisare, visto che non si trovano né portafoglio né cellulare. Certo il fatto che con tutta evidenza il pestaggio non è avvenuto sul posto è già di per sé un indizio, ma è ben poco su cui lavorare. Ognuno secondo le disposizioni del commissario, i Bastardi cominciano a cercare e mentre Pisanelli coglie il suggerimento di Samuele, uno dei suoi tanti informatori involontari – come praticamente ogni abitante del quartiere ‒, Aragona, che nonostante la temperatura ancora mite sfoggia una sciarpa lunghissima multicolore e piuttosto pelosa, va mostrando la foto e in un bar scopre che qualcuno effettivamente ha visto lo sconosciuto e che potrebbe essere uno straniero. Si estendono le ricerche e si scopre che da Sorrento è scomparso il figlio di una famosissima attrice degli anni ’60. Rimane solo da scoprire perché qualcuno abbia tentato di ucciderlo…

Come sempre nel romanzo c’è molto molto di più del giallo e del nero. A favore dei pochi che ancora considerano de Giovanni un giallista o un noirista, specifico che l’indagine è particolare, un fatto di cronaca nera si rivela in realtà essere la coda di un cold case che si è infiltrato per “sbaglio” in un reato del tutto attuale. Indagine peraltro condotta dalla squadra in modo magistrale. Il romanzo è l’ennesimo – perfetto – spaccato di una realtà che riguarda tutti. I Bastardi rappresentano una consistente parte dell’umanità, quella che ogni giorno, quando le fragilità prendono il sopravvento sulla razionalità, cerca di “rientrare nei ranghi”. De Giovanni ci accompagna nei loro personali inferni, nella quotidiana lotta nei confronti di loro stessi, delle loro debolezze. In questo Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone (ma è una sensazione del tutto personale) ho trovato un leggero cambiamento, non so quanti altri romanzi siano previsti per la serie, ammesso che sia un numero già stabilito, ma ho avuto la netta sensazione che uno alla volta i protagonisti stiano recuperando il loro equilibrio e ridando un senso compiuto alle loro vite, che ognuno di loro, un passo – faticoso – dopo l’altro, stiano andando verso il traguardo che inseguiamo tutti, l’essere felici di sé e con sé stessi, indipendentemente da quanto sarà alto il prezzo da pagare, a prescindere da chi sarà a presentarci quel conto. Detto questo, per quanto mi riguarda, anche se i Bastardi indagassero sull’omicidio di un topo per zampa di un gatto, andrebbe bene comunque e mi auguro che ci regalino ancora tante avventure. Come dire, squadra che vince non si cambia.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER