Spaesamento

Spaesamento
Il carotaggio è l'operazione con cui i geologi prelevano campioni di roccia estratti dalle viscere del terreno, molto in profondità, affinché rivelino la natura e i segreti di quel terreno. Il carotaggio è casuale e aprioristico: un oracolo muto, un significante privo di significato che con la sua sola esistenza illumina le zone d'ombra che si celano negli abissi. Poco importa che siano abissi geologici o psicologici o addirittura le profondità rimosse di un'intera nazione, l'Italia, in questo preciso momento storico. Perché il compito che si pone Giorgio Vasta – scrittore e voce narrante di “Spaesamento” – è proprio questo: utilizzare i tre giorni di una vacanza a Palermo – la sua città natale – per prelevare campioni casuali di realtà: sì, muoversi come un gigantesco occhio, pronto a registrare gli eventi, nella speranza che ricostruire una parte possa dare un senso a tutto. La metonimia di Vasta, “sonda umana” che si aggira per la città della sua infanzia senza riconoscerla, parte dalla spiaggia: tragico palcoscenico di una farsa dove ognuno occupa subito il suo ruolo, luogo atavico dove le pulsioni vengono a galla. È qui che ci imbattiamo nella donna cosmetica, sensuale sconosciuta che offre consapevolmente il suo corpo allo sguardo degli altri, che impone la sua presenza fisica in un letale mix d'antica sapienza femminile e postmoderna ossessione per l'immagine. È qui un gruppo di bambini si diverte chiedere il pizzo a chi si avvicina alla fontanella dell'acqua: un pizzo che si paga con soldi immaginari, ma a cui non è permesso sottrarsi. Ed è sulla battigia che genitori e figli insieme intagliano nella sabbia umida la gigantesca scritta 'Berlusconi', parola magica che da impalpabile deve diventare concreta, il talismano che li salvi tutti...
Intorno a loro si muove la città, con il suo corso principale invaso di vetrine di grandi marche – le stesse che trovi in qualunque altro centro del Belpaese – e i bar spersonalizzati dalle nuove tendenze del design: il vecchio barista che si reinventa giovane barman e i ragazzini emo al bancone che incassano gli insulti senza replicare, tant'è radicato in loro il concetto della sopportazione degli individui beceri che spetta a chi è superiore intellettualmente. 
L'Italia di Giorgio Vasta è la solitudine di un anziano in mutande sul terrazzo di casa, è l'euro ricoperto di saliva santificato dalla bocca di una ragazzina, è il ventilatore rotto che giace sul pavimento come un grosso insetto morente, per cui nessuno conosce la cura. È la sete del narratore che ci trascina insieme a lui da un bar all'altro, da un ritrovo sociale all'altro: una sete che niente può placare e che accresce la nostra, man a mano che il libro va avanti. Una sete insanabile di un senso che continua a negarsi, di un'identità che scivola via e ci rende tutti uguali: tutti ugualmente penosi. E capire non serve, non può contare, quando “l'intelligenza fa parte della resa”, quando si arriva all'ultima pagina di questo romanzo atipico, di questo esperimento narrativo e sociologico, senza più fiato e il paese in cui viviamo ci appare davvero a somma zero: azzerato il passato, immobilizzato il presente, inconcepibile il futuro.

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