Spesso sono felice

Spesso sono felice

Un giorno il marito di Ellinor – Georg – si accascia sotto la doccia e muore. Lei non ci pensa due volte: vende la grande e bella villa dove abitavano insieme e compra un appartamentino in una delle vie più degradate e squallide di Copenaghen. A 70 anni suonati, Ellinor decide di ritornare a vivere nella via dove è cresciuta, la via che le ricorda da dove viene. A dire il vero Georg è stato il secondo marito di Ellinor. Il primo si chiamava Henning, ed è scomparso in un tragico incidente quando lei era ancora giovane. Nello stesso tragico incidente è scomparsa anche la prima moglie di Georg, Anna. Erano molto amici, loro quattro. A quel tempo, Ellinor non avrebbe mai pensato che un giorno avrebbe preso il posto di Anna accanto a Georg, né tantomeno che avrebbe cresciuto con tutta la dedizione possibile i loro due gemelli, Stefan e Morten, rimasti orfani di madre a soli 7 anni. Proprio lei, che figli non aveva mai potuto averne, così come non si sarebbe mai potuta permettere di vivere in una villa. La morte di Georg, però, riporta a galla tante cose: il rapporto di Ellinor con sua madre, la povertà e i bassifondi dai quali si è emancipata con grande fatica, il profondo senso di vuoto lasciato dal padre mai conosciuto e, soprattutto, un doloroso segreto che ha coinvolto lei e Georg tanti anni prima...

La morte, si sa, impone a chi rimane di mettersi in discussione, fare i conti con se stesso, affrontare i propri scheletri nell’armadio e scoprire tanti altarini. E a Ellinor, la protagonista del romanzo, succede esattamente la stessa cosa. È forse per elaborare il lutto – o per chissà quale altro motivo – che la donna si siede davanti a una pagina bianca e inizia a raccontare le sue memorie. La cosa particolare è che indirizza il suo scritto alla carissima amica Anna, prima moglie del suo secondo marito. Con questo romanzo, il pluripremiato Grøndahl scava nell’animo di Ellinor – e nell’ animo umano in generale – con profonda delicatezza e grande rispetto, senza giudicare mai. Dalle pagine emerge un grande dolore, ma anche una grande serenità di fondo e un grande equilibrio. «Spesso sono felice – ammetterà infatti Ellinor a un certo punto –, anche se non sempre riesco a mostrarlo».



 

 

 

 
 
 
 

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