Spettri di Nietzsche

Spettri di Nietzsche

Sosteneva Ludwig Wittgenstein che la filosofia deve aiutare la mosca a uscire dalla bottiglia. Ma così non è stato per Friedrich Nietzsche, che per tutta la vita ha continuato a cozzare nervoso e irrequieto contro le pareti di vetro senza mai riuscire a riemergere. I rifiuti degli editori e l’indifferenza dei suoi contemporanei nutrirono in lui, soprattutto nell’ultimo tratto della sua vita, un ingombrante senso di frustrazione. L’insofferenza narcisistica ne agitò a lungo i fantasmi della mente, fino a quando anche gli ultimi lumi della ragione si spensero e lo lasciarono in preda a una delirante forma di disperazione nervosa. La notorietà giunse postuma. Numerosi grandi autori della letteratura – da Hoffmansthal a Rilke, da Gide a Musil, da Stefan George a Thomas Mann – traggono ispirazione dalle sue opere; Richard Strauss compone il poema sinfonico Così parlò Zarathustra; Edvard Munch imprime sulla tela la sua immagine nell’espressione di un eroe dolente; Hermann Nitzsch e Jim Morrison nutriranno la loro arte alla sua fonte. Adottato prima da generazioni di intellettuali e politici di destra, per poi divenire un anomalo idolo della sinistra…
 Dovremo abituarci all’idea che taluni filosofi quando parlano dei propri illustri predecessori non vestono i panni seriosi del ricercatore, ma mescolano i propri spettri con quelli dell’altro? Scorrendo le pagine di questo ultimo libro di Maurizio Ferraris si scoprono più cose su di lui che non su Nietzsche. Scopriamo per esempio che l’autore, dopo essere stato sedotto in gioventù dalla chiave interpretativa post strutturalista, ora appare in preda al bisogno di disfarsi di questo equivoco ingombrante. Ma per farlo non sceglie la via maestra di una risolutiva confutazione. La sua appare piuttosto una ritirata strategica, condotta sul filo teso di un’irriverente banalizzazione. Spettri di Nietzsche risulta per questo motivo una lettura insolita, a tratti ironica e tendenziosa, dell’universo nietzschiano. Più che per l’intelligenza delle argomentazioni messe in campo, suscita interesse per la capacità di restituire un Nietzsche tanto ossessionato dalla fama, quanto deluso dalla constatazione di non riuscire a conquistarla. Un essere rabbioso e risentito in cui poesia, tono profetico e filosofia si fondevano in una visione della vita, di cui la sua vicenda personale è stata la totale negazione, ma proprio per ciò tanto più profondamente sofferta.

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