Spiaggia a mano armata

Spiaggia a mano armata
La Seconda Guerra mondiale è appena finita e a Tombolo, una pineta vicino Livorno, si fa fatica a mantenere l’ordine: disertori americani, prostitute, contrabbandieri e ladri di ogni risma hanno creato una sorta di villaggio del crimine. Una situazione che il regista Giorgio Ferroni vuole assolutamente trasporre sul grande schermo. Tombolo, paradiso nero si preannuncia come un film di grande spessore, sceneggiato, tra gli altri, da Indro Montanelli ma un brutale omicidio rischia di funestarne la realizzazione. Toccherà all’investigatore Bruno Astolfi provare a fare luce sulla morte di una giovane e affascinante donna…
Anche la quinta avventura di Bruno Astolfi presenta tutte le caratteristiche che hanno reso Umberto Lenzi, ex artigiano del cinema italiano sapientemente convertitosi alla narrativa di genere, un ottimo giallista: lo sfondo temporale di un’Italia appena uscita dalla guerra, le ambientazioni “cinematografiche”, un protagonista che “funziona”, godibili incontri e dialoghi tra personaggi inventati e personaggi realmente esistiti (qui spicca Aldo Fabrizi) e un intricato sottobosco di figure ambigue e misteriose. Si potrebbe dire che non c’è nulla di nuovo sotto il sole, ma Lenzi sa bene come intrattenere invogliando a voltare pagina: dosa la suspense, tiene sotto controllo i ritmi narrativi e accumula senza confusione le varie piste seguite dal detective, favorendo la partecipazione e l’immedesimazione del lettore. L’opera (che nel titolo ricorda i polizieschi italiani anni ’70) appassiona e non annoia mai, segno che l’autore non ha solo un buon serbatoio di ispirazione al quale attingere, ma anche il pieno controllo della stessa,  gestendo geometricamente l’intero impianto narrativo. Una saga da tener d’occhio nel vastissimo e non sempre apprezzato campo della letteratura di genere.

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