Spirito libero

Spirito libero

Quello che un cittadino-lettore si aspetta dai giornalisti non è solo un resoconto dei fatti, quanto una chiave di comprensione per poter interpretare i fatti che accadono, una specie di quadro che possa fornire il senso complessivo della situazione, aiutandoli a capire il mondo in cui viviamo. I fatti, liberi da un contesto, sono come le tessere di un puzzle sparse: non si sa dove comincia e dove finisce il tutto e, soprattutto se non abbiamo una “fotografia-guida”, difficilmente comprendiamo senso e valore di quei frammenti. Ferrara è solo una città, come sono tutte le altre città d’Italia, una città che è cambiata, troppo e velocemente. E se una dozzina di anni fa sulla stampa nazionale veniva sempre portata ad esempio per la qualità della vita, la vivibilità urbana, arte, mostre e cultura, sostenibilità ambientale e molto altro di positivo, oggi ha un’identità associata sempre più spesso ad eventi criminosi, delitti, gravi atti di intolleranza razziale. Un degrado, insomma, con cui è difficile fare i conti, tanto che un reportage uscito su “l’Espresso” ha destato clamore, anche se non era altro che un’analisi precisa e supportata da dati e riscontri altrettanto precisi. Il degrado di una città simbolo ha evidenti connotati: il comparto produttivo è in crisi di fatturati e idee; i risparmiatori sono stati travolti dal fallimento della Cassa di Risparmio di Ferrara che rappresentava la sicurezza, la voce autorevole, la solidità; la popolazione invecchia; il lavoro scarseggia e la disoccupazione aumenta, insieme alla sfiducia; i sindacati sono in crisi di identità, attrattiva e consensi, i partiti idem...

Verrebbe da dire che “tutto il mondo è paese”, leggendo questa lucida analisi di Sergio Gessi, giornalista e docente universitario che in questa sua ultima fatica editoriale ha raccolto una serie di scritti, interviste e articoli sulla sua Ferrara. Ma come dice anche il nome della testata on line che dirige, ovvero “Ferraraitalia.it”, sono perfettamente adattabili a molte (se non tutte) le città d’Italia, nella morsa di una crisi profonda da oltre un decennio. Leggere questo saggio di Gessi, quindi, è anche un modo per riflettere e farsi domande sulla propria realtà, quella nella quale viviamo ogni giorno la nostra quotidianità difficile, individuandone le dinamiche e soprattutto le possibili soluzioni, perché ci sono e nel libro sono chiaramente espresse. In effetti dopo aver analizzato le caratteristiche della crisi, come evidenzia Paolo Pagliaro nella prefazione, ci viene permesso di capire che il punto di ripartenza per recuperare valori, civile e solidale convivenza, fiducia, può essere soltanto ricominciare dalla città, da ogni singola città. E così, come affermato da Beppe Severgnini, “dobbiamo unire i puntini di un disegno confuso” ed è in questo senso che il giornalista svolge un ruolo importante, permettendo ai lettori-cittadini di individuare il quadro d’insieme. E quello che ci viene fornito da Sergio Gessi è molto preciso e all’interno di questo possiamo calare le nostre realtà per, magari, individuare la strada che potrà portarci fuori dal tunnel, partendo proprio dalle nostre città.



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