Sporco weekend

Sporco weekend
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“Questa è la storia di Bella che una mattina si svegliò e si rese conto di non poterne più” e in effetti è proprio questo quel che succede. Bella è una donna da niente, provocante ma non attraente, sempre troppo gentile: come se non volesse occupare troppo spazio, come se fosse sempre di troppo. Bella vive in un seminterrato che somiglia a una punizione, che la priva di tutta la libertà che si è presa durante gli anni del college. Una specie di buco gelido d’inverno e asfissiante d’estate in cui limitarsi a sopravvivere. Ma un giorno Bella si accorge che il suo vicino di casa la sta spiando. La osserva, la segue, la manda talmente tanto in paranoia da costringerla a murarsi in casa, come se il problema fosse lei. Vorrebbe lasciar perdere, se non fosse per le minacce, le telefonate sporche, la paura costante. Vorrebbe scusarsi, perché sicuramente è colpa sua, ma qualcosa dentro di lei si spezza. Dopo una vita intera passata a subire passivamente le angherie degli uomini, le loro mani invadenti e pesanti, Bella non ci sta più. Ed è così che si trasforma da vittima a carnefice, con una rabbia cieca che le conferisce un’aria da giustiziera senza scrupoli. La sua missione? Punire gli uomini per averla fatta sentire un relitto per tutto quel tempo. E ha tutta l’intenzione di riuscire nell’impresa…

Sporco weekend è uno di quei libri che potrebbero benissimo essere un film – tanto che lo è diventato nel 1993, per la regia di Michael Winner – per il forte impatto visivo che trasmette al lettore. Il ritmo è incalzante e pieno di frasi ripetute, in una sorta di litania che cresce sempre d’intensità, raggiungendo picchi altissimi. L’autrice polacca spesso trasforma la protagonista in “una Bella”, come se una donna così appartenesse a una categoria letale e cattivissima, un gioco di parole che ho apprezzato moltissimo. Bella è spietata e violenta al limite del sadismo, ma la Zahavi riesce a farci entrare in empatia con lei e con tutto quel dolore che le è stato inflitto. Non è nata cattiva, ma lo diventa ed è quasi al limite del grottesco vederla scegliere le sue vittime e seguire il flusso impazzito dei suoi pensieri. Ho semplicemente adorato lo stile dell’autrice, crudo, ma non troppo, ricco di dettagli e descrizioni. La storia di Bella è estrema, certo, ma in parte giustificabile: è una donna stanca di essere trattata come un oggetto sessuale, con un senso della vendetta che ha del comico. Assistere alla sua trasformazione è stata come accompagnarla durante la sua discesa all’inferno e ne sono stata entusiasta. In poche parole, una perla rara che ha incatenato alle pagine persino una detrattrice dei thriller come me. La morale? Diffidate dalle persone gentili: se ferite, sono quelle più distruttive, quelle che fanno più rumore quando esplodono.



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