Spyros - Il marinaio italiano

Palermo, rione del Capo, primi anni Venti. Giuseppe, detto Pinuzzu, vive in un piccolo appartamentino con la madre, infermiera: il mobile più grande è un armadio che separa i due letti dove i due riposano, nella stessa stanza dove ci sono anche il tavolo con le due sedie e la credenza. Tutti gli abitanti del rione vivono in case simili, essere poveri è un dato di fatto, che non suscita né commiserazione né vergogna fra i residenti. Ogni giorno per Giuseppe è segnato dalla fame divorante, fame di un bambino che corre da mattina a sera per le strade, fame di chi non ha sempre da mangiare o non ne ha sufficienza. Fame anche di attenzioni, di un segnale che prima o poi le cose andranno meglio; il piccolo Pinuzzu aspetta e aspetta quel segnale, osservando la realtà dall’unica finestrella di casa, in attesa che venga il sole per uscire a giocare e dimenticarsi così dello stomaco che brontola o che venga sera e la sua mamma torni per poter stare finalmente in compagnia. Maria, la mamma, è una donna che ha dovuto arrangiarsi sempre da sola, non ha troppo tempo per le coccole o gli abbracci, ogni suo gesto è per cercare qualcosa in più per il sostentamento o, al contrario, per risparmiare le energie perché troppo stanca. Pinuzzu non sempre capisce questo atteggiamento, è solo un bambino e non sempre sa dei tanti sacrifici che si devono fare: così, quando scopre in casa un cestino pieno di uova fresche non resiste e se le mangia una di seguito all’altra...

Questo libro ha una sincerità e una semplicità che attraggono. Se da una parte vorremmo maggiore introspezione, conoscere quasi con una certa morbosità i dubbi di Spyros, i passi falsi, gli errori, dall’altra viene da pensare: ma non è che siamo noi di questa epoca, così maledettamente sempre insoddisfatti, così confusamente irrisolti -e pure con una certa spocchia nel manifestarlo- da non comprendere che persone definite, oneste, rette, che seguono un proprio percorso lineare, puro, d’esempio per gli altri, esistono o sono esistite? E che forse, una volta, le incertezze erano minori perché il problema principale della giornata non era tanto a che ora del giorno fotografare una amatriciana vegan per pubblicarla su instagram ma cercare un uovo per placare i morsi della fame? Comunque, al di là di queste considerazioni spicciole, la storia ha un suo fascino, sembra provenire dalla bocca di una delle nostre mamme o nonne e racconta una storia che è anche, in parte, la storia di tutti noi. Spyros non a caso viene denominato fin dal titolo il marinaio italiano: è la storia di tantissimi dei nostri connazionali, di chi ha vissuto un pezzo della Storia d’Italia e il mantenere vivo tale ricordo, come ha fatto l’autrice Giammarresi con questa narrazione fortemente ispirata alle vicende di suo padre (ebbene sì!) è lodevole. Il romanzo ricopre tutta la vita del protagonista e possiamo dividerla in tra parti: l’infanzia a Palermo, la vita di Spyros in Grecia, da soldato, durante la guerra (indubbiamente la parte più riuscita) e il ritorno in Italia.

 


 

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