Stalin + Bianca

Stalin + Bianca
Lo stadio di periferia è deserto. I riflettori sul campo di calcio si spengono improvvisamente. Il custode dopo un po' li riaccende per provare l'impianto d'illuminazione. Bianca non può accorgersene. Il suo sguardo sul mondo è mediato dalla vista del suo amico Stalin, ora - come spesso succede - lì accanto a lei. Discutono della vita i due, delle prospettive future, del loro mondo, di felicità che manca sopratutto a Stalin, tranne quando guarda i suoi film. Non a caso la sua coperta di Linus è la videocamera che porta sempre con sé. Infatti l'accende anche adesso. Lo stadio vuoto l'ha ripreso mille volte, ma mai con la neve. Inquadra Bianca, la sua bellezza, i suoi capelli sottili e pensa al marito di sua madre, a come la guarda, alla supponenza con cui lo tollera, lui ex raver trasformatosi sotto il peso del tempo in assicuratore e marito fallito. Stalin gira in Vespa tutto il giorno attraversando il suo quartiere grigio e saltuariamente presta servizio in una multisala. Il resto del tempo lo trascorre quando può con Bianca, oppure diviso tra la sua casa e l'appartamento di Jean, il depresso custode per conto del quale compie loschi servizi. Ma sarà il giorno del suo diciottesimo compleanno a decretarne la forzata e improvvisa virata che lo espellerà da quel loop esistenziale costringendolo assieme alla sua fidata compagna, a imboccare un percorso dagli esiti decisamente imprevisti...
Iacopo Barison, classe '88 ma con già alle spalle un romanzo e diversi lavori sparsi tra siti e riviste letterarie oltre alla collaborazione con minima&moralia, è l'autore apripista della neonata collana di narrativa curata dalla “garanzia” Vanni Santoni per la Tunué e centra il bersaglio grosso al primo colpo. Il suo romanzo è infatti un piccolo gioiellino – a partire dalla bellissima copertina – per qualità di scrittura, architettura narrativa, stile e respiro della storia, che contrariamente ai protagonisti del suo romanzo, ci fa sperare d'intravvedere un arcobaleno meno ingrigito nell'orizzonte letterario. Il baffuto diciottenne Stalin infatti - madre umiliata da un lavoro corrosivo e alienante e patrigno frustrato dalla gioventù esplosiva del figlioccio, in una periferia che ricorda i paesaggi lividi, immobili, quasi lunari di Ciprì e Maresco - oltre agli scatti d'ira deve riuscire a tenere sotto controllo anche la sua voglia di trovare uno spazio consono ai suoi ideali nell'intricato mosaico dell'esistenza, lì dove però i suoi punti cardinali quasi mai coincidono con quelli presi oramai a riferimento dal mondo reale. Da qui lo straniamento e la clausura che si autoinfligge e a cui solo il suo amore platonico per Bianca, collante capace di tenerlo vivo, sembra dare una qualche speranza e risposta. L'improvviso e non troppo accidentale strappo esistenziale che lo vedrà coinvolto sarà lo spunto per intraprendere un viaggio fuori e dentro se stesso, alla ricerca della via meno indolore per diventare adulti.

 

 

 

 
 
 
 
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