Stanza, letto, armadio, specchio

Stanza letto armadio specchio
Stanza è l’unico luogo che Jack  conosce. Il bambino si relaziona solo con Ma’, che gli ha creato un ambiente confortevole in cui gli oggetti sono Specchio, Armadio, Tappeto, Labirinto. Ora ha cinque anni, ma ieri ne aveva quattro e quando è nato zero. Dalla nascita si trova recluso con Ma’ per volontà dell’abietto Old Nick, l’uomo che tutte le notti va a fare visita a Ma’ e che il bambino ha battezzato così prendendo spunto da un cartone animato. Quando arriva Old Nick, Ma’ chiude Jack in un armadio, sperando che dorma e non li scopra. Quando è nato sua madre era triste, spesso ricorda come lei sia diventata grassottella e come sia stato espulso da quel pancione. Guardano di rado Televisione e saltano la pubblicità perché rode il cervello: di notte riposano per recuperare le energie della mente, giocano tutto il giorno su Tappeto, dove osservano i ghirigori dei disegni e la macchia che Jack ha lasciato al momento della nascita. Giocano anche con Specchio, di fronte al quale fanno le smorfie per passare il tempo, ma soprattutto hanno un ottimo rapporto con Frigo. La mattina alle nove quando si sveglia, Jack sale su Dondolo per prendere le puntine da kit: prima erano cinque, ora una. Le puntine sono su Scaffale,  sul quale sono affissi poster di  opere letterarie. Si tuffa nella Vasca e fa il bagno come un pesce in un acquario. Mentre dorme, la mamma gli  fa il disegno. Conta cento fiocchi di cereali e fa la cascata di latte, prende Cucchiaio fuso che a lui piace tanto - ma a Ma’ no - ringraziano Gesù e fanno colazione.  E così tra Frigo, Televisione, Specchio , Labirinto, Tappeto, Armadio, Tappeto trascorrono il giorno e la notte in Stanza (ah no, di notte lui vive in Armadio); sembra che tutto vada bene, ma in realtà sono segregati, e Ma’ decide di tentare la fuga grazie al suo bimbo coraggioso...
Un romanzo magistrale. Il racconto in prima persona del piccolo Jack segue un andamento fanciullesco e toccante, direi commovente ai massimi livelli, che fluisce secondo il registro linguistico di un bimbo di cinque anni, che dà il nome maiuscolo a tutti gli oggetti con cui si relaziona insieme a  Ma’. Il testo presenta tratti di originalità indiscussa che ha portato il libro ai vertici delle classifiche internazionali, perché geniale è l’idea di far parlare un bambino all’interno di restrizioni quali il suo codice espressivo e l’ambiente angusto in cui consuma la sua esistenza. Il bimbo dimostra una grande capacità di adattamento, trasforma Stanza in una Reggia nella quale muoversi con tutto l’agio e la libertà. Il testo genera suspense, ci si chiede come mai i due siano segregati e allora il tutto diventa proiezione di fatti storici antichi e quanto mai attuali, dalla segregazione della monaca di Monza a quella di Anna Frank, a fatti di cronaca nera. E allora ciò che appariva una Stanza-Reggia si trasforma in una vera e propria galera, e il romanzo diventa riflessione sugli spazi interni-esterni e su come questi ci condizionino, soprattutto se a sceglierli non siamo noi, ma altri che ce li impongono. Simmetricamente tutto diventa feroce sopportazione per Ma’, che non sa a quali rischi andrà incontro nel suo viaggio verso l’esterno, quando tenterà la fuga. Il che è una metafora illuminante sugli ostacoli che la vita ci pone e che dobbiamo superare per ritrovare noi stessi, perché il corpo stesso è una relazione interno-esterno e questo è il nucleo della narrazione. Eroica questa madre che riesce a rendere confortevole una prigionia per l’amato Jack, bambino prodigio assolutamente amabile, che impara velocemente - e noi con lui - impartendoci lezioni di vita e ammonendoci ad avere rispetto di noi stessi e dei nostri spazi di libertà. Conferma del principio di  Seneca per cui “si è liberi anche tra le catene” se ci si attrezza fino a perseguire un’idea di libertà interiore: questa libertà Jack la  raggiunge grazie alle cure amorevoli di Ma’ che non è altro che una continuazione dello spazio stesso in cui Jack vive. L’atteggiamento di Jack è quello “giubilatorio” dello Specchio lacaniano, perché Jack  è tutt’uno con la madre che ha incorporata in lui. Il dramma sarà uscire da quello spazio per affrontare la vita fitta di pericoli che l’ingenuità di Jack non percepisce, ma di cui è consapevole la madre, che fa ricorso agli antidolorifici per il figlio - in realtà psicofarmaci – per rendere sopportabile la segregazione e   affrontare il disagio profondo dal quale intende uscire al più presto. Il racconto allora diventa  un apologo su tutti quelli che fanno uso di psicofarmaci per tenere a bada i propri fantasmi interiori, in una lotta estrema tra Bene e Male. Ecco il fulcro del romanzo: una lotta tra il Bene e il Male,  rappresentati rispettivamente da Ma’ e Old Nick, tra il Bene che è il nostro mondo interno e il Male all’esterno, un esterno comunque da affrontare con l’ardimento di Ma’ e l’incoscienza fanciullesca di Jack. Il romanzo presenta  questa lotta e l’ontologia, riportandoci al dissidio interno-esterno delle opere manzoniane.

 

 

 

 
 
 
 
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