Stanze tutte per sé

Stanze tutte per sé

Knole è la dimora dei Sackville-West e nel gennaio 1926 Edward – il cugino di Vita – ha finalmente la possibilità di arredare le sue stanze nella torre quattrocentesca a guardia dell’entrata con un gusto personale e contemporaneo “da cui emerge un’esplicita dichiarazione dei suoi gusti e della sua sessualità”. Eddy ha soli venticinque anni ma è già una figura di spicco a Bloomsbury, ha già pubblicato un romanzo e le sue esibizioni alle feste sono molto apprezzate grazie al suo talento musicale. Di lui spiccano anche l’arguzia e la bellezza, sottolineata sempre dal trucco sapiente; i suoi grandi occhi violetti e la sua fronte delicatamente curva diverranno alcuni dei tratti del protagonista di Orlando che Virginia Woolf dedicherà a Vita Sackville-West. Eddy ha un gusto decadente, una predilezione per i velluti e per una tonalità di rosa acceso (scelta ad esempio per il bagno); un teschio compare nell’ex libris gotico ideato per la sua biblioteca, ispirato al San Giovanni nello studio di Dürer. “Eddy cercò di fondere la teatralità con il dettaglio tecnico, l’umorismo macabro e un tipo di erotismo sovversivo”. A Knole ospita amici e amanti, nonostante la complicata relazione con Paul Latham, sposato e deputato al Parlamento, bellissimo e sadico; una relazione che lo rende sempre più solo e depresso… A circa 60 chilometri a sud di Knole, nel Sussex, Virginia Woolf e sua sorella Vanessa Bell allestiscono due case, la prima a Monk’s House l’altra a Charleston. Entrambe le case sono caratterizzate da abbinamenti di colori vivaci, disegni astratti, arredamenti e suppellettili eclettici, l’atmosfera è di “umorismo condito d’erotismo, si ha l’impressione che possa accadere e si possa dire qualunque cosa”. Ogni particolare rivela lo spirito del Bloomsbury Group, l’uguaglianza e la libertà sessuale e “il diritto di vivere e amare secondo il proprio sentire […] scavalcando la norma sessuale”. Per allestire e arredare la sua casa, Virginia spende tutto quello che ricava dalla vendita dei suoi libri, il marito Leonard è sempre al suo fianco e molti arredi si devono a Vanessa, la sorella artista, animatrice con Duncan Grant dell’innovativa esperienza di arredamento degli Omega Studios. Nell’ottobre 1928 Woolf pubblica Orlando, il romanzo che lega per sempre il suo nome a Vita – tanto mascolina quanto femminile è suo cugino Eddy -, unite da un rapporto di amicizia destinato a durare tutta la vita e da una passione che si consuma nelle notti che Vita trascorre a Monk’s House quando Leonard è fuori (spesso in compagnia dei suoi amanti). Virginia ama molto quella sua casa e Clive Bell le dice “Hai creato un’atmosfera diversa da tutto, forse non ne conosco di più belle”. Lei ha frequenti sbalzi di umore ma si nutre di contatti umani; amici – per lo più artisti – vanno a trovarla spesso, come E.M.Forster che “trascorrere serate sbronze a chiacchierare di sodomia e saffismo con sentimento”. Nella sua dimora, nella quale domina il verde, il suo sogno è diventato realtà: ”Una donna deve avere soldi e una stanza tutta per sé, se vuole scrivere narrativa”… Vita Sackville-West nel cuore ha da sempre Knole, ma la residenza va in eredità Eddy. Il 16 ottobre 1930 finalmente riesce a passare la prima notte nella torre di ciò che resta di una grande dimora elisabettiana a Sissinghurst, dove ha potuto finalmente portare mobili e oggetti collezionati nel tempo. “Mi conquistò subito il cuore e la fantasia. Capii cosa se ne poteva tirar fuori. Era il castello della Bella Addormentata”. Quella struttura composita si presta al ménage di Vita e suo marito Harold, che, nonostante i due figli, conducono vite separate e portano avanti molte relazioni con persone dello stesso sesso. Il cuore pulsante della casa – un caminetto d’angolo, una biblioteca ottagonale zeppa di più di 2.700 volumi, la dormeuse di velluto a coste larghe verde oliva, i tanti oggetti bellissimi e originali riportati dai viaggio o donati da amici e amanti - è lo studio di Vita, “l’alta stanza in cui lunghe le ombre si inclinano”. In quella casa passano molte amanti e Vita non ha scrupoli a giocare con i sentimenti delle persone, che per lo più fanno parte di un’ampia cerchia di donne lesbiche che vivono senza paraventi, al contrario di Virginia e Vita, come Chris St John che scrive a Vita: “Non mi viene mai da pensare al tuo sesso, solo alla tua umanità. Potrei amarti in gonna o pantaloni o in qualunque altro indumento, o senza. So che non puoi non essere una donna: ne sono prova tuo marito e i tuoi figli. Ma non penso a te come a una donna, e neppure come a un uomo. Forse come a una persona che è sia l’uno che l’altra, l’essere umano completo che trascende entrambi”…

Il 24 ottobre 1929 Virginia Woolf pubblica il saggio Una stanza tutta per sé, frutto del lavoro di due conferenze – tenute in due college femminili dell’università di Cambridge –, nel quale cerca di spiegare i motivi che nel tempo hanno impedito alle donne di esprimere il loro talento. Dice Virginia che “Se una donna voleva scrivere, doveva scrivere nel soggiorno comune”, magari nascondendo le sue carte ad ogni intromissione di qualcuno di casa, come capitava a Jane Austen. La “stanza tutta per sé” di cui parla è l’auspicato spazio, inteso anche come metafora del diritto di una donna di pensarsi per sé, non in relazione agli altri e al suo ruolo all’interno della casa. Tutta la vita Virginia dedicò a questo obiettivo che finalmente riuscì a realizzare secondo i suoi desideri a Monk’s House, nel Sussex. Questo prezioso volume, raffinatissimo e pieno zeppo di illustrazioni e tante fotografie, il cui titolo parafrasa quello del suddetto saggio di Woolf, è frutto del lavoro di Nino Strachey, discendente di una delle famiglie legate al Bloomsbury Group; per lavoro lui si occupa di case celebri in Gran Bretagna; questo volume, inoltre, è pubblicato con il patrocinio del National Trust che oggi gestisce le dimore. Non appena sfoglia qualche pagina, il lettore rimane colpito dalla estrema cura ed eleganza delle immagini, che subito lo rapiscono in un’altra dimensione, trascinandolo nelle tre magnifiche dimore di Edward Sackville - West, di sua cugina Vita e di Virginia Woolf, tre dei membri del circolo di Bloomsbury profondamente legati da intrecci di rapporti – come è noto – di variegata natura; dimore che, per la loro struttura, consentivano l’oasi ideale per una vita impensabile nel mondo fuori per via delle convenzioni sociali. Attraverso le immagini delle antiche residenze, della meravigliosa campagna inglese, delle suppellettili e degli arredamenti è possibile entrare nel mondo in cui questi artisti a tutto tondo vivevano; essi, infatti, rispecchiano il pieno il gusto antiquario e al tempo stesso la ricerca della innovazione che caratterizzarono questo gruppo di personaggi legati dal punto di vista intellettuale, culturale, fisico e sentimentale. La loro storia, i loro legami, il loro modo di vivere, la loro concezione dell’arte e della libertà dell’intellettuale e dell’uomo rivelano l’essenza di questa piccola comunità rivoluzionaria. Un mondo intriso di libertà e cultura quello di Bloomsbury, che incanta per l’impatto non soltanto letterario ma più ampiamente sociale. La dovizia delle informazioni, il ricchissimo corredo fotografico e l’estetica preziosa fanno di questo volume qualcosa di imperdibile tanto per gli appassionati di biografie, quanto per chi sfoglia volentieri cataloghi d’arte e documenti fotografici. Inutile aggiungere, poi, che i lettori di Virginia Woolf e i cultori del Bloomsbury Group non possono non avere nella loro biblioteca questo libro, capace di penetrare a fondo nelle vite dei tre protagonisti attraverso le loro magnifiche dimore, passando di giardino in giardino, di stanza in stanza ad ogni giro di pagina. Sembrerà di fare un viaggio eccezionale e di avere il privilegio di prendere un tè con Virginia nella sua tazza in giallo, oro e lustro viola o di sfiorare il dorso di uno dei libri di Vita al primo piano della torre a Sissinghurst. Vi sembra possibile non approfittarne?



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