Star Wars - L’Impero colpisce ancora

Star Wars Episodio V - L’Impero colpisce ancora

La nuova base segreta delle forze della Ribellione, braccate dalle truppe imperiali, è da circa un mese sul remoto pianeta Hoth, coperto di ghiaccio e neve. Non esistono forme di vita intelligenti su Hoth, solo gli wampa, enormi mostri simili a scimmioni coperti di pelo candido che si annidano nelle grotte e i tauntaun, una sorta di lucertoloni cornuti che i ribelli hanno domato e usano come cavalcature. È proprio in groppa a un tauntaun che Luke Skywalker sta pattugliando i dintorni della base: l’Impero ha sparpagliato per tutto l’universo conosciuto i suoi ricognitori e se l’ubicazione della base fosse scoperta per le forze dell’alleanza ribelle sarebbe il disastro. Nonostante abbia solo ventitré anni, Luke ha già conquistato sul campo il grado di comandante dopo l’epica battaglia di tre anni prima che ha portato alla distruzione della Morte Nera, anche se questo lo mette un po’ a disagio. E pensare che poco tempo prima era solo un contadino di Tatooine che non sapeva nulla né di politica né di Forza né di tutte le cose che ora sono la sua vita! La scia di un oggetto che sfreccia nel cielo lasciando dietro di sé una scia di fumo lo distrae dai suoi pensieri: probabilmente si tratta solo di un piccolo meteorite che sta precipitando, ma meglio controllare. Luke chiama con la radio Ian Solo, l’ex contrabbandiere corelliano, e lo avverte che tornerà alla base un po’ più tardi del previsto. Ha a disposizione solo pochi minuti in più, però: al calare del sole infatti le temperature su Hoth precipitano talmente in basso che se Luke rimanesse all’esterno avrebbe ben poche possibilità di sopravvivere. Il tauntaun di Skywalker è inquieto, ha fiutato qualcosa. Luke non fa in tempo a capire bene cosa, perché un enorme wampa lo aggredisce e con una violenta zampata gli fa perdere i sensi. Intanto, nel cratere dell’oggetto caduto dal cielo che aveva attirato l’attenzione di Luke Skywalker, qualcosa si muove tra il fumo scuro: una sonda metallica munita di telecamere e sensori emerge e si allontana in volo, ispezionando la superficie del pianeta…

Uscita in contemporanea nel 1980 con il film diretto da George Lucas, la novelization di Star Wars Episodio V - L’Impero colpisce ancora segue – come è normale che sia, in questi casi – abbastanza pedissequamente il plot del film, a parte poche bizzarre discrepanze (ad esempio nel libro Yoda ha la pelle azzurra e non verde, chissà perché). Per il fan dell’universo creato da George Lucas una piacevole “versione scritta” di quello che forse è il capitolo più affascinante e riuscito della saga cinematografica (sebbene incredibilmente sia stato all’epoca il meno applaudito dalla critica), quello dei camminatori AT-AT utilizzati dall’Impero per attaccare la base su Hoth, quello dell’addestramento di Luke da parte di Yoda sul paludoso mondo di Dagobah, quello del triangolo amoroso Ian-Leila-Luke, quello della fuga del Millennium Falcon tra gli asteroidi, quello della Città delle nuvole di Lando Carlissian, quello di Boba Feet e di Ian Solo ibernato nella grafite ma soprattutto, naturalmente, quello del duello tra Dart Fener e Luke Skywalker durante il quale l’oscuro guerriero con l’armatura-polmone d’acciaio rivela al giovane eroe di essere suo padre. Un colpo di scena magistrale che Donald F. Glut, vecchio mestierante di cinema e fumetti (Master of the universe, Vampirella, Shazam!, Tarzan, Kull) non spreca affatto riuscendo a mantenere alta la tensione senza effetti speciali, senza attori famosi e senza budget stellari. Basato sulla sceneggiatura della povera Leigh Brackett e di Lawrence Kasdan, L’impero colpisce ancora è un romanzo avvincente e non deluderà gli appassionati, se sapranno chiudere gli occhi su qualche ingenuità nella traduzione: perché Yoda debba essere definito ripetutamente “ominide” e non, per dire, “omuncolo”, mi piacerebbe davvero che qualcuno me lo spiegasse, per esempio. Ominide? Gesù.



 

 

 

 
 
 
 

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