Stella del mattino

Stella del mattino
Alla fine della Prima Guerra Mondiale alcuni giovani reduci fanno ritorno ai loro studi ed alla loro Università, ad Oxford, accompagnati dagli spettri e dai demoni che si sono accumulati nelle loro teste durate gli assalti all'arma bianca, i corpo a corpo, le snervanti ore passate in trincea o in mezzo al fango. Con questo animo popolato dal ricordo dei compagni morti lasciati sul campo di battaglia, riannodare i fili della propria esistenza sembra essere un esercizio privo di senso, né la vita universitaria sembra più essere in grado di costituire più quel rassicurante nido ovattato di cultura lasciato prima di partire. Difficile trovare risposte alla propria contemporaneità, difficile addirittura trovare una strada da percorrere. John Ronald Reuel Tolkien è un filologo che scrive racconti nei quali dipinge un mondo immaginario, una Terra di Mezzo popolata da elfi e figure fantastiche; Clive Staples Lewis è uno studente di lettere che in seguito ad un giuramento fatto in guerra comincia a vivere una doppia vita; Robert Graves è un poeta che lotta con tutte le forze contro se stesso per riuscire a ripulire i propri versi dall'orrore della guerra e dal fetore delle trincee. Le loro vite si trascinano, letteralmente, consumate dalla tenia dei ricordi fino a che ad Oxford non rientra T.E. Lawrence, il mitico "Lawrence d'Arabia". T.E. ha una storia oscura: molte delle verità che lo riguardano vengono insabbiate, il suo passato sottaciuto, lavato via ogni lerciume che possa intorbidare il suo mito sfavillante. Irrequieto, col tarlo del viaggio e dell’avventura, Lawrence, Ned, parte da Oxford  come archeologo per poi diventare l'inturbantato, bellissimo e glaciale ispiratore della rivolta araba contro i turchi. Il suo rientro nella città universitaria coincide col proposito di scrivere, col nome di "Lord Dinamite", il memoriale della sua impresa. Le vite di John, Clive e Robert si intrecceranno a quella di Lawrence e da questo incontro ne verranno fuori stravolte, costrette a confrontarsi con i loro mostri interiori, in una lotta per ricacciare i loro demoni indietro nelle trincee dalle quali sono balzati fuori. Da qui, come la stella del mattino che rinnova ogni giorno la bellezza dell'origine, nasceranno nuove storie e nuove vite…
Più livelli narrativi si intrecciano in questo romanzo colto e appassionato. C’è il livello storico sullo sfondo del primo dopoguerra, l'accenno alla rivoluzione russa con tutte le sue implicazioni geopolitiche e il socialismo che morde il freno, la questione araba che si trasforma in una polveriera incendiata dai trattati di pace e da una scriteriata spartizione dei territori. C’è il livello letterario che incrocia le vite dei tre personaggi principali, Tolkien, Graves e Lewis, dipinti ancora  poco più che ragazzi, ma che diventeranno presto tre giganti della letteratura mondiale. Infine, c’è il livello umano, al quale tutti gli altri si raccordano, che si incentra nelle vite consumate dei reduci e che diventa necessariamente un aperto manifesto di denuncia contro la barbarie della guerra, soprattutto quella sfibrante e tremenda di trincea, l'ultima guerra classica prima della coventrizzazione. La storia è distorta e piegata all’esigenza di un’affabulazione onirica che incornici le gesta di Lawrence d’Arabia e ne carichi il mito e la personalità oltre le parole stesse. Ma è anche uno strumento di psicanalisi continua attraverso il quale gli altri tre personaggi devono necessariamente passare come per una catarsi definitiva, un’epifania necessaria a se stessi ed al loro talento letterario. Stella del mattino è un tentativo apprezzabile di assolo. Sicuramente, per il tessuto su cui è trapuntata una storia così articolata e stratificata, rappresenta molto bene il manifesto New Epic perorato dal collettivo Wu Ming. La struttura narrativa, per quanto imponente, è molto evocativa nel suo taglio cinematografico: la precisione delle descrizioni, di una precisione quasi maniacale, rende le scene di una veridicità quasi palpabile (dalla polvere alzata dai cammelli lanciati alla carica contro le gole dei turchi, alle vie deserte di una Oxford notturna e fredda; dal caldo al freddo, dalla vita alla morte). Nonostante questo, però, il grande difetto di questo romanzo è quello di mandare spesso il lettore in confusione: una confusione che deriva sicuramente dalla voglia di mettere troppa carne sul fuoco e dall’intrecciare numerosi fili ai quali si agganciano necessariamente una pletora di personaggi secondari ma indispensabili per l’esaustività del quadro storico dentro il quale la storia si muove. La lettura, di conseguenza, richiede uno sforzo e non è insolito sentire la necessità di tornare spesso indietro a rileggere, scomporre e ricomporre i pezzi di questo gigante mosaico che resta comunque affascinante.

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