Stella del Nord

Stella del Nord

1998. Jee-min e Soo-min Williams – che a scuola si fanno chiamare Jenna e Susie – sono due gemelle identiche, metà asiatiche e metà afroamericane, unite da un legame quasi simbiotico. La madre Han, che è di origini coreane, e il padre, ufficiale di colore dell’esercito americano, le hanno cresciute ad Annandale con spartana severità ma hanno ottenuto in cambio da loro l’eccellenza nei voti scolastici e nello sport. Poco dopo il diciottesimo compleanno, l’anno sabbatico tra liceo e università divide le due sorelle per la prima volta: Soo-min si iscrive a un corso propedeutico di musica all’università Sangmyung di Seoul, mentre Jee-min parte per uno stage presso l’ufficio di un senatore a Washington. Durante il soggiorno in Corea, Susie conosce un ragazzo, Jae-hoon, e con lui decide di fare una gita romantica all’isola di Baengnyeong, dove lui è nato e cresciuto. I due giovani fanno un falò su una spiaggia deserta: sono felici, sembra che al mondo ci siano solo loro e il mare calmo. È il tramonto, la “marea si alza brontolando, accompagnata da nuvole altissime dalle sfumature rosa cenere”, il mare è “una distesa di vetro viola”. Si baciano continuamente sorridendo, non riescono a smettere. La bocca di Jae-hoon sa di oceano, di menta e di Marlboro, Soo-min non vede l’ora di raccontare tutto alla sorella, quando la rivedrà. Mangiano una seppia cotta sul fuoco e condita con salsa piccante, poi il ragazzo suona un po’ la chitarra. D’un tratto qualcosa di completamente inatteso interrompe l’idillio. A un centinaio di metri dalla battigia qualcosa di scuro, minaccioso e metallico emerge dall’acqua del mare e dopo pochi istanti un faro inquadra i due ragazzi, che terrorizzati fuggono incespicando nella sabbia soffice e profonda verso la vegetazione. Ma pochi passi dopo sono costretti a fermarsi: dalle dune si fanno avanti degli uomini in uniforme nera che li catturano… 2010. Jenna Williams vive da sola col suo gatto a Georgetown. Si è laureata con voti brillanti, ha vinto una borsa di studio della National Merit Scholarship Corporation e ha il QI più elevato registrato in Virginia. La sua tesi di dottorato riguardava “L’evoluzione del Partito dei lavoratori come strumento di potere della dinastia Kim dal 1948 a oggi”, in omaggio alle sue origini. Ora fa l’insegnante al college, è tormentata da incubi ricorrenti, non è riuscita ad elaborare il lutto per la scomparsa della sorella gemella, che dodici anni prima a quanto sostiene la polizia della Corea del Sud è annegata mentre faceva il bagno con il suo ragazzo. Un giorno al college si presenta un uomo che dice di chiamarsi Charles Fisk e lavorare per l’Istituto Studi Strategici: alto, ben piazzato, sulla sessantina, chiede di Jenna. Afferma di essere un vecchio commilitone e amico del defunto padre della ragazza, addirittura un testimone di nozze dei suoi genitori, di aver lavorato con lui a Seoul, nella VIII Armata e di aver bisogno della consulenza di Jenna per una questione di sicurezza nazionale…

In quello che grazie al successo internazionale sarà soltanto il primo capitolo di una saga thriller, il giornalista gallese D. B. John – ex avvocato ed ex editor di libri per l’infanzia, qui al secondo romanzo – scaraventa il lettore in un adrenalinico plot ambientato per la maggior parte nella Corea del Nord governata con pugno di ferro da Kim Jong-Il, padre del pittoresco Kim Jong-Un che ha monopolizzato i media nella prima metà del 2018. La tormentata protagonista – nello stesso periodo in cui scopre che numerosi giovani sudcoreani in passato sono stati rapiti dai nordcoreani nel quadro di una misteriosa campagna di “abduction” di future spie e sicari del regime e che quindi anche la sorella gemella potrebbe essere ancora viva – viene arruolata dalla CIA per far parte di un team che deve fronteggiare una inquietante escalation missilistica che minaccia la pace nel quadrante asiatico e non solo. A far da contraltare a Jenna – sullo sfondo di una Corea del Nord piegata dall’oppressione e dalla fame – c’è Cho Sang-ho, tenente colonnello nordcoreano fedele al regime e incaricato di negoziare un accordo con gli americani, ma che nasconde un segreto: assieme al fratello è stato adottato da piccolissimo e non sa nulla dei veri genitori, che potrebbero essere stati dissidenti o qualcosa del genere, il che manderebbe in rovina la sua reputazione. L’autore ha svelato che lo spunto per la storia di Stella del Nord gli è arrivato da una visita turistica effettuata in Corea del Nord nel 2012, durante la quale, seppure in un contesto assolutamente censurato e ovattato, ha potuto constatare la bizzarria della vita quotidiana del luogo, che lo ha spinto ad approfondire leggendo decine di libri sull’argomento. Il personaggio di Cho Sang-ho è ispirato alla storia vera di Kim Yong, orfano e adottato in tenera età da una famiglia leale di Pyongyang. Prima di un’importante promozione, una verifica del certificato di nascita di Kim rivelò che il suo vero padre era una spia americana, condannato al patibolo per tradimento. Solo per questa “colpa ereditaria” Kim fu deportato nel Campo 14, un lager da incubo, e solo dopo molto tempo fu trasferito – per intercessione dei genitori adottivi – al Campo 18, meno duro dell’altro, fino alla rocambolesca fuga. Reportage e fiction si intrecciano mirabilmente nelle pagine del romanzo e anche i cliché di genere che qua e là fanno capolino non disturbano. Thriller da ombrellone dell’anno, senza dubbio.

LEGGI LINTERVISTA A D.B. JOHN



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