Stella e Corona – Sogni, utopie e brogli elettorali nella democrazia elettorale italiana 1946–2011

Stella e Corona – Sogni, utopie e brogli elettorali nella democrazia elettorale
Sono passati sessantacinque anni dalla caduta del fascismo. Il sogno di libera espressione della voce del popolo si è rivelato una chimera. La sostituzione di un élite con un’altra, del partito unico con un’unica congrega, della dittatura con l’oligarchia. Ecco cosa vediamo. Il nobile patto costituente è diventato la trama degli intrighi di palazzo.  Così il simbolo della Repubblica, la ruota dentata, sembrerebbe non essere affatto una ruota, “ma una tavola rotonda con venti sedie, dal significato oscuro”.  E non c’è dubbio che il tallone d’Achille di una democrazia che non funziona sia proprio il sistema elettorale, quel sistema che legittima i rappresentanti del popolo ad agire per conto e secondo la volontà di questo. Ma nella storia repubblicana, da 1946 ad oggi,  il ruolo delle elezioni è stato altro. È stato  quello di fornire a dei capi “un’investitura, permanente o periodicamente confermabile, che gli conferisca un potere incondizionato, senza i contrappesi e i controlli propri di una democrazia rappresentativa”. E questa distorsione del ruolo delle elezioni si è notevolmente accentuata con il sistema vigente, proporzionale, con premio di maggioranza a liste bloccate, il cosiddetto porcellum, approvato nel dicembre 2005 come atto politico del governo Berlusconi II. Le critiche al porcellum sono molte. In primis le liste bloccate per Camera e Senato rappresentano un esproprio di sovranità popolare, la negazione del giudizio degli elettori verso gli eletti. In secondo luogo il sistema non funziona  sul piano politico, permettendo che lotte di potere si svolgano continuamente sia dentro che fuori le Camere; le crisi parlamentari sono all’ordine del giorno. Va notato poi che con il premio di maggioranza regionalizzato è quasi impossibile formare una maggioranza coerente tra Camera e Senato. Ma questo è solo quello che è sotto gli occhi di tutti. Poi ci sono i brogli, che si susseguono nella storia repubblicana a cominciare da quello del referendum repubblica/monarchia nel 1946, fino al più recente nel 2006 con la seconda vittoria di Prodi.  “Sembra quasi di intravedere una possibile legge empirica: ogni qualvolta che c’è una meta da raggiungere, una soglia da superare, è certo che la barca delle elezioni si piegherà, compirà ardite manovre, virate pericolose, per cogliere obiettivi che nulla hanno a che fare con la sovranità popolare tramite il voto”.  Verrebbe allora da chiedersi : vince chi vota o chi conta?...
Giorgio Galli, uno dei maggiori politologi in Italia, e Daniele Vittorio Comero, esperto elettorale, ci mettono di fronte alla storia repubblicana, puntando il dito contro il sistema elettorale vigente. Ci mostrano con occhi disincantati cosa si nasconde dietro le quinte, facendoci addentrare negli ingranaggi della macchina elettorale e presentandoci i suoi gestori senza maschera. Abbiamo bisogno di trasparenza e semplificazione per poter scegliere coscientemente coloro che ci dovranno rappresentare. Abbiamo bisogno di vivere la storia dei partiti, la loro attività, aver ben presente i loro resoconti finanziari. Ne abbiamo bisogno per riavere parola. “Il processo di delega ha bisogno di fondarsi sulla fiducia, sulla consapevolezza dell’elettore che liberamente sceglie la persona più adatta con cui farsi rappresentare”. Gli elettori sono disillusi, nella classe politica non si riconoscono, a votare non ci vanno più. Dopo tutto gli si chiede una semplice crocetta, gli si chiede di accettare il vicolo cieco di un simbolo, trattenendo un fiume di parole. Sanno bene che questo sistema non è onesto e non vogliono più farne parte.  Galli e Comero quindi danno una possibilità al popolo elettorale per non uscire dalla vita politica, ma al contrario per riconquistarla. Propongono un sistema elettorale non più lesivo della sovranità popolare, bensì basato su di essa e fiducioso nella capacità di scelta di un popolo che ha già sopportato troppo.

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