Stella meravigliosa

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Giappone, primi anni Sessanta. Nella cittadina di Hannō, nella prefettura di Saitama, vive la famiglia Ōsugi. Juichirō è l’erede di ricchi commercianti di legno e – tranne un breve periodo dedicato all’insegnamento – non si è mai impegnato in una professione, vive di rendita. Ha poco più di cinquant’anni, gli occhialini e l’aria da intellettuale. Sua moglie Iyoko è una donna fine e riservata che veste in kimono tradizionale, la figlia Akiko è una ragazza molto bella dal carattere malinconico, suo fratello Kazuo è un giovane esuberante e si atteggia a playboy. I quattro condividono un segreto che non hanno mai confidato a nessuno: uno dopo l’altro, da qualche anno, sono giunti tutti alla conclusione di essere degli extraterrestri. Curiosamente però non ritengono di provenire dallo stesso pianeta: per esempio Juichirō è convinto di venire da Marte, mentre Akiko da Venere. La sicurezza della loro origine aliena ai membri della famiglia Ōsugi è giunta dopo aver avvistato – ognuno per suo conto – dei dischi volanti. Ma in realtà è semplicemente avvenuto che d’un tratto ciascuno di loro si è accorto “di albergare uno spirito extraterrestre, che ne dominava completamente corpo e anima: da quell’istante, sebbene ricordassero con chiarezza il passato della famiglia, come la nascita dei figli, le altre memorie della loro vita terrestre divennero una storia fittizia”. Gli Ōsugi scelgono di non rivelare agli altri la loro identità e anzi di rafforzare la loro riservatezza, che già li ha fatti diventare antipatici a tutto il vicinato: si sentono inevitabilmente superiori ai terrestri (che considerano dei barbari) e diventano taciturni e altezzosi (“Ho l’impressione di guardare tutti da un’irraggiungibile altezza: come se soltanto i miei occhi fossero limpidi e soltanto io fossi degno di ascoltare le melodie celesti. La gente sudaticcia che mi circonda non capisce nulla. Il suo destino dipende soltanto da me”). Juichirō matura però poco a poco la convinzione che la distruzione nucleare sia un pericolo imminente, e che la missione degli abitanti degli altri pianeti del Sistema solare come loro sia di salvare la Terra. Ritira dalla banca tutto il suo patrimonio, fa stampare libri e volantini, organizza conferenze in tutto il Giappone, scrive lettere accorate a Chruščëv e Kennedy. Intanto gli altri membri della famiglia si barcamenano con difficoltà con il loro ruolo sociale di alieni civilizzatori…

Utsukushii Hoshi, datato 1962 e portato sul grande schermo da Daihachi Yoshida nel 2016, è uno dei romanzi più insoliti della sterminata produzione di Yukio Mishima. Racconta le avventure tragicomiche di due gruppi di persone convinte di essere agenti extraterrestri sotto copertura; gli uni con la missione di guidare i terrestri verso il disarmo e un nuovo step evolutivo e gli altri decisi al contrario a “estirpare” la decadente razza umana dall’universo favorendo lo scoppio di una guerra nucleare globale. Più che un romanzo di fantascienza, Stella meravigliosa è una satira sociale sulla Guerra fredda e sul Giappone della ricostruzione, alla vigilia del boom economico (che nel libro è peraltro prefigurato) che nei decenni successivi porterà la nazione nipponica a rivestire un ruolo di prima grandezza nell’economia mondiale. Siamo però agli antipodi – geograficamente e letterariamente – di quell’Un marziano a Roma che un paio di anni prima scrive Ennio Flaiano: per i temi trattati, il percorso narrativo e lo stile il libro di Mishima è quasi un romanzo postmoderno, col suo nitore molto stilish e una gestione dei dialoghi e dei personaggi che sembra presa di peso da un romanzo americano degli anni ’90.



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