Steve Jobs

Steve Jobs
Un uomo e un’idea. Anzi molte idee. Tutte sempre geniali e di successo. Questo ha rappresentato Steve Jobs agli occhi del mondo intero. Un ragazzo dai grandi sogni e tutto il mondo a disposizione per rendere concrete le sue visioni. Quella di Jobs è anche la parabola della sua creatura Apple, che è nata e cresciuta con lui. Steven Paul Jobs nasce in California nel 1955 dall’americana Joanne Schieble e dal siriano Abdulfattah Jandali, futuro professore di scienze politiche e padre anche della scrittrice Mona Simpson. Mona tra l’altro ha dedicato al fratellastro un ritratto nel romanzo A regular guy. Con il padre Steve si stringe la mano una sola volta, ignorano reciprocamente di essere padre e figlio. Alla sua nascita viene dato immediatamente in adozione a Paul e Clara Jobs. Ragazzo svogliato a scuola, dopo un solo semestre di università, Jobs si cerca un lavoro. Approda nel 1974 all’Atari dove incontra il timido Steve Wozniak, un autentico genio dell’elettronica, e assieme lavorano sul primo circuito del videogioco Breakout. A Jobs però lavorare alle dipendenze di qualcuno sta stretto fin da subito e quindi il primo di aprile del 1976 fonda la Apple assieme all’amico, ricavando i fondi iniziali dalla vendita di un pullmino Wolkswagen e una calcolatrice scientifica. Wozniack è la mente operativa e la figura più debole e sottomessa del duo, mentre Jobs il genio del marketing che sa esattamente ciò che le persone desiderano. Il cliente per Jobs non ha sempre ragione perché la creazione di un grande oggetto deve essere sempre anteposta alla soddisfazione del cliente. Il nome Apple non è legato, come molti pensano, a Alan Turing, il famoso matematico che si uccise con una mela avvelenata. Jobs lo ha scelto semplicemente perché ha lavorato da ragazzo alla raccolta delle mele in California, mangiava solamente frutta in quel periodo e soprattutto perché “sarebbe venuto prima di Atari nell’elenco telefonico”. Nel 1977 nasce il computer Apple II e arriva quindi il primo milione di dollari. Nel 1984 la vera rivoluzione: nasce il Macintosh, dal nome che anche in questo caso ricorda una tipologia di mela. Il Mac rappresenta il prototipo del primo personal computer come lo conosciamo oggi: icone, finestre e menù a tendina. Nonostante il successo planetario però il sodalizio con l’amico di sempre si rompe e così sia Wozniak prima che lo stesso Jobs poi abbandonano la Apple. È già tempo di nuove avventure, nuovi sogni da rendere concreti…
Il primo di gennaio del 2009 Walter Isaacson riceve una chiamata molto particolare: al telefono è Steve Jobs, che gli chiede di dare forma alla sua vera storia in formato di biografia. “Ho fatto tante cose di cui non sono fiero ma non ho scheletri nell’armadio che non possano essere mostrati e penso che tu sia bravo a far parlare le persone”. Un libro voluto da Jobs in primo luogo per lasciare un ricordo ai suoi figli dopo la sua dipartita. L’autore, ex direttore del Time ed ex presidente della Cnn, per raccontare la storia del genio di Cupertino ha raccolto e condensato in 656 pagine più di quaranta colloqui privati con Jobs in circa due anni e un centinaio di interviste con i suoi familiari, amici, colleghi e anche concorrenti. Prima di Jobs, Isaacson si è occupato delle vite di Isaac Newton e Albert Einstein e forse proprio per questo Jobs, nel suo grande egocentrismo, lo ha ritenuto adatto allo scopo di raccontare la sua epopea. Nonostante la collaborazione fattiva alla stesura della biografia, Jobs non ha posto alcun tipo di vincolo all’autore né la necessità di rileggere lo scritto una volta ultimato. Ciò ha consentito di avere un ritratto veritiero e molto genuino dell’uomo così come dell’imprenditore-creativo. Questa è infatti l’unica biografia autorizzata e ufficiale a discapito delle decine uscite nel corso degli anni. Hollywood ne ha già acquistato i diritti e si fa già il nome di George Clooney come protagonista di un ipotetico lungometraggio. Un successo letterario talmente annunciato che  il libro è finito immediatamente al 384esimo posto della classifica dei libri più prenotati su Amazon. Si è rivelato anche il volume più venduto del 2011 sulla piattaforma digitale, nonostante sia uscito praticamente alla fine dell’anno. Da questa biografia appare il ritratto di un uomo geniale, perfezionista fino alla pedanteria e parecchio carismatico che ha rivoluzionato in maniera irreversibile la tecnologia e il mondo del business in generale. Il segreto di Jobs sta nell’avere saputo combinare in maniera vincente il marketing, la creatività e la tecnologia dando vita a oggetti unici che sono stati elevati ad autentici status-symbol. Un personaggio controverso e complesso quello di Jobs, che spazia dall’alta finanza - come quando profetizzò al presidente Obama che sarebbe durato un solo mandato per via del suo scarso impegno nei confronti delle aziende - fino alla sua forma mentis di matrice hippie e all’uso di LSD, che in lui “rinforzò il senso di ciò che era veramente importante e cioè creare grandi cose invece che fare soldi”. In questa biografia Jobs inoltre ha parlato in maniera molto schietta e diretta, a volte perfino fin troppo, dei suoi cari, così come dei suoi “nemici”. Alcuni esempi eclatanti sono rappresentati dal capitolo dedicato al rivale di sempre Bill Gates e alle reciproche accuse di avere copiato entrambi da Xerox o dall’episodio in cui espresse la volontà di spendere tutti i 40 miliardi di dollari di Apple per “scatenare una guerra termonucleare” contro Google e il suo Android. Nonostante l’alone romantico che pervade tutto il libro, la retrospettiva però non sfocia mai nell’agiografia. Steve Jobs ha infatti sì rivoluzionato il modo di lavorare e forse di pensare di milioni di persone ma i suoi errori, insicurezze e debolezze non vengono mai tenute nascoste. La dicotomia eroe-canaglia è sempre viva e presente soprattutto nelle parole di chi lo ha conosciuto veramente da vicino. La pagina più emblematica a questo proposito è forse quella dedicata alle donne della sua vita. Steve Jobs ha sempre avuto rapporti difficili con l’universo femminile, compreso il fatto di non avere riconosciuto immediatamente la sua primogenita, Lisa avuta a 23 anni con Chrisann Brennan. Questo è forse l’unico momento nel libro in cui Jobs ammette sinceramente di avere sbagliato in qualcosa. Ricco di significato è anche l’episodio in cui, già milionario, portò la fidanzata Joan Baez in un negozio di vestiti, fiero di mostrare in giro la donna che era stata la compagna del suo idolo Bob Dylan. Qui Steve le suggerì di acquistare un vestito costosissimo che le sarebbe stato benissimo e all’affermazione della fidanzata di non poterselo permettere, uscì dal negozio senza nemmeno pensare di regalarglielo. È vero che il personaggio di Jobs è sotto i riflettori da più di 30 anni e quindi se ne conosce pressoché tutto, ma all’interno del libro sono presenti anche alcune chicche che forse neppure i più fervidi seguaci del guru della mela conoscono. Alcuni esempi sono rappresentati dallo scetticismo nei confronti del mercato delle applicazioni da parte di Jobs per via della complessità della gestione dei rapporti con gli sviluppatori, rivelatasi poi infondata. O la descrizione della sua casa priva di mobili per anni poiché nessun oggetto di arredo era considerato all’altezza. O ancora i dettagli sulla sua dieta vegana con annesso lo scarso igiene personale perché “chi non mangia carne non può emettere strani odori”. 

 

 

 

 
 
 
 
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