Stirpe

Stirpe
La discendenza dei Chironi ha inizio solo e soltanto con Michele Angelo, di professione fabbro, e Mercede Lai. Possiamo tranquillamente affermare che prima di loro non esisteva nessun Chironi perché Michele Angelo era stato preso in affidamento non temporaneo da Giuseppe Mundula, rimasto vedovo all’improvviso e quindi bisognoso di compagnia e di qualcuno che mandasse avanti il suo lavoro di fabbro. Chironi era il cognome dell’ispettore generale dell’orfanotrofio in cui Mundula andò a scegliersi il ragazzino. Mercede, invece, era stata abbandonata dalla nascita e aveva preso il cognome della padrona che, quando aveva sette anni, l’aveva presa a servizio in casa. I due si erano conosciuti in chiesa e sposati con una cerimonia segreta, neanche all’altare principale, come se fosse un matrimonio riparatore. Michele Angelo aveva imparato bene il lavoro dal padre adottivo, tant’è vero che nella stagione in cui a Nuoro aumentava la domanda di balconi in ferro, il suo lavoro era richiesto da molti. Ma non mancano le invidie, soprattutto di chi è più sfortunato e – come a voler dar ragione a tutte le malelingue nate dalla gelosia - nonostante il molto lavoro e i numerosi terreni, dopo il periodo di benessere e prosperità arrivano le disgrazie, inevitabilmente. Il tarlo del marito è quello di dare dei figli alla moglie perché quella generazione nata da lui possa proseguire il più a lungo possibile: ma dopo il primo parto gemellare seguiranno due aborti. Dice la gente che era troppo presto per Mercede restare incinta. Che non si può quando ancora si allatta. Nel giorno in cui Michele e Mercede si recano a vedere la Statua del Redentore, Pietro e Paolo, i due primogeniti, che hanno dieci anni, vengono mandati a dare da mangiare ai lavoratori della vigna. Non torneranno più. Giorni e giorni di ricerche e i due corpi vengono ritrovati squartati, fatti a pezzi e ricoperti di sangue in mezzo ad una boscaglia. Da quel giorno le tragedie si susseguiranno: muore il padre adottivo di Michele Angelo; Gavino, nato dopo i due aborti, sarà l’orgoglio e la disperazione dei genitori: vuole arruolarsi, non ci pensa minimamente a metter su famiglia e a nulla valgono i tentativi della sorella Marianna, la più piccola, per farlo accasare con l’amica Agnese, in occasione dei preparativi di nozze della piccola Chironi con il signor Serra – Pintus, un uomo pieno di debiti che vede in Marianna la possibilità di saldarli. Gavino non sopporterà mai l’idea di dover lavorare con il padre, si sente soffocare ed è tipo taciturno, enigmatico. Una notte lo riportano a casa massacrato di botte e non solo. L’unica via di fuga possibile per quest’uomo appena ripreso sarà partire lontano, dall’altro capo del mondo. E poi c’è Luigi Ippolito: a lui l’onere e l’onore di poter studiare e poi la decisione di arruolarsi nella Brigata Sassari. Soluzione che lo farà tornare a casa in una bara. Di lui tanto si è detto – che fosse impazzito durante la guerra, che fosse un leccaculo dei capitani, che non pensasse, neanche lui, ad avere una famiglia… Mercede, da madre provata e malata, scompare all’improvviso nel nulla. È il 1943, quando ormai Michele Angelo è rimasto solo, amareggiato perché, stando così le cose, la sua discendenza non potrà continuare. Ciò che ancora resta dei suoi frutti è la sola Marianna, ma quel giorno alla porta bussa qualcuno: un Chironi, il segno che la stirpe può andare avanti…
Un altro spaccato di Sardegna - dopo quelli di grande successo che affollano ultimamente le librerie - ci viene offerto da Marcello Fois in Stirpe. La storia di una famiglia, i Chironi, che si trova a dover affrontare più dolori che gioie. Romanzo diviso in tre parti, come le cantiche della Divina Commedia, ma in ordine sparso: all’inizio c’è il Paradiso, il periodo gioioso, quello del matrimonio, quello in cui “la felicità non piace a nessuno che non ce l’abbia” e la gente sta lì, quasi a gufargliela a questi due che son figli di nessuno, ma sono persone per bene, lavoratori, giovani e pieni di speranze. Ed essere felici sembra un peccato che poi si dovrà scontare. E infatti arriva l’Inferno, il periodo più lungo, che va dal 1901 al 1942. Quarant’anni di sofferenze continue. E infine il Purgatorio, il 1943, anno che può segnare un punto per una nuova partenza. In Stirpe, rispetto ai lavori precedenti di Fois, c’è un uso inferiore della lingua sarda, ma di certo anche qui non mancano i riferimenti alle credenze popolari, agli usi e ai costumi di una terra che oggi affascina per le sue località di mare da sogno, ma che - la storia ce lo insegna – è stata terra di conquista spartita tra molti, troppi. E lo sa bene chi è più anziano, a differenza di chi è più giovane e audace. In Stirpe si tende a mettere due generazioni a confronto: padri e figli, chi sa che “quel che deve succedere succede”  si scontra con chi pensa di poter salvare il mondo e ha l’animo rivoluzionario. Romanzo commovente, con un finale imprevedibile, che lascia un segno di speranza nel personaggio che entra, un personaggio di cui – chissà chissà - Fois potrà raccontarci qualcosa di più in un possibile seguito.

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