Storia d’inverno

Storia d’inverno
Upper West Side, primi del '900. Peter è un abile ladro di Manhattan su uno splendido cavallo bianco e l'occasione è ghiotta. La casa di Isaac Penn è disabitata. Sentirla, d’un tratto, è una rivelazione. Si avvicina, mortificato, commosso, tanto meravigliato e lei sta lì, quasi svestita, adagiata sul pianoforte; Beverly è bella, straordinariamente bella, e sta consumandosi di morte lenta. Febbricitante, avvolta in un asciugamano, suona l’allegro del Concerto per violino di Brahms, in una trascrizione per pianoforte, dominata dalla passione e sul punto di piangere. Sono le ultime forze di un'anima sensibile e saggia, le sue. Poi, lo vede. Peter, come d’incanto, è lì per lei: «Beverly Penn, che aveva il coraggio di chi deve spesso far fronte a cose di grave importanza, non si era aspettata che esistesse qualcun altro fatto come lei. Peter Lake sembrava amarla esattamente nel modo in cui lei amava tutto ciò che sapeva di essere destinata a perdere»…
Il fascino e le atmosfere sognanti di Storia d’inverno hanno la loro origine nei grandi personaggi di Mark Helprin, in New York rivissuta in forma nuova e del tutto magica, e in un amore al di là del tempo. L’incontro di Peter e Beverly ha una funzione strutturale, in quanto avvia il lungo cammino narrativo, ma soprattutto pervade il romanzo di uno stato d’animo nostalgico, di una tensione verso l’ignoto, dell’immortalità che pare essere riservata al personaggio al quale la storia è ispirata. L’autore immagina un ladro che non trascura il suo cuore, quasi un eroe, in fuga dai cattivi Coda Corta e dal loro curiosissimo capo amante dei colori. Con ciò Helprin veste la composizione di un tono favoloso, variando i tempi e sollecitando a più riprese il motivo dei giorni d’inverno, scrivendo dettagliatamente, con partecipazione, sempre limpido, con un ritmo mirabile.

 

 

 

 
 
 
 
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