Storia degli Esseni

Gerusalemme, i luoghi dove rivive la semente santa del Fariseato, parte quieta della città, dalle grate vediamo dottori e scribi, sentiamo silenzio e canto. Quiete, silenzio. Ogni atto è presieduto da misura, da autocontrollo. Qui elevarsi, vita interiore e vita esteriore si informano a vicenda ma ancora non sono slegate nel pensiero: amore di Dio, amore delle virtù, amore degli uomini. Qui pulsa il cuore puro che “l’ebreo non dovrebbe mai dimenticare, come i greci con Platone e l’Accademia, l’Italia con Pitagora e gli stoici”. Assya, o assè, nella lingua aramaica, nella lingua talmudica, significa terapeuta. Arte e scienza salutare per corpo e spirito. Asceti dediti alla contemplazione, pratici di lavoro e relazioni sociali, ambedue anime dell’Essenato. Vestiti candidi e pelli ruvide. Pasti in comunione: radiche, erbe, legumi e pane azzimo, le mani ben lavate prima di sedersi a tavola, la preghiera e poi il silenzio mentre si mangia o la conversazione intorno alle Letture, alternarsi di pane per il corpo e pane per lo spirito, l’uno informando l’altro. La giornata è un alternarsi di lavoro e studio, nei campi o presso le rive deli fiumi e dei torrenti, dove l’acqua scorre e nutre il pensiero, è spargersi e propagarsi. Vivono in tende, all’aperto, onorano il sabato e le feste. E danzano, raffigurano l’armonia delle sfere, armonia segreta “dell’animo umano e delle sue facoltà”. Noviziato di tre anni, prima di passare al giuramento. Obblighi che il neofita “si assume”. Soprattutto obbedienza, non cieca, “non gesuitica, non assoluta”, senza annullare arbitrio, libertà e responsabilità, ma obbedienza “alla voce di Dio e della coscienza”…

Nella primavera del 1947, una pecorella smarrita conduce un pastore beduino in una grotta, nei pressi del Qumran, e qui il pastore trova rotoli di pergamena manoscritti, avvolti nel lino e sigillati con bitume, riposti in gare d’argilla. 15.000 frammenti di 850 manoscritti, composti tra il III secolo a.e.c. e il I secolo e.c. Del 1951 la prima campagna di scavi, ed ecco che i manoscritti e gli esseni citati dalle fonti antiche vengono messi in relazione con quelle rovine. Prima di allora, del ‘47, la conoscenza degli esseni era legata ai libri di Filone, di Flavio Giuseppe, Ippolito e Plinio. Nel 1860 l’Alliance Israélite Universelle bandisce un concorso per individuare gli elementi che legano l’ebraismo alle religioni che lo hanno seguito. Elia Benamozegh accolse l’invito e inviò un saggio intitolato Essai sur l’origine des dogmes et de la morale du christianisme, e al contempo tenne a Livorno un corso di lezioni poi raccolto in questa Storia degli Esseni, in cui Beenamozegh porta avanti parallelismi e connessioni tra esseni, cabbalisti e farisei. Sono “gli esponenti più elevati della spiritualità ebraica, predecessori dei cabbalisti e rappresentanti di quell’ebraismo da cui è nato il cristianesimo”. Padri e Maestri di Israele, gli esseni sono scomparsi in poco tempo come fiume che scompare sotto terra, si sparge in meandri nascosti mentre allo scoperto alcune dottrine ne sono influenzate e ispirate: Qabbalah e la filosofia alessandrina, mentre l’ebraismo si difende dallo pseudo ebraismo affermantesi a Costantinopoli e a Roma. Ma anche pseudo-Essenato, pseudo-Qabbalah, cristianesimo vittorioso. Equivocazioni, deviazioni. E l’eclissarsi e il silenzio. Custodendo pensiero per tempi futuri, Tradizione e Studio.

 


 

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