Storia dei boschi

Storia dei boschi
Qual è la storia dei boschi? Le prime foreste risalgono a circa 320 milioni di anni fa, al periodo Devoniano, ma l'età d'oro dei boschi è notoriamente il Carbonifero, a cui è seguita un'epoca glaciale globale che spazzò via le condizioni climatiche tropicali necessarie agli equiseti e ai licopodi che costituivano la vegetazione d'alto fusto di quel periodo. Il palcoscenico passa  a specie adatte a climi più temperati, e tocca alle foreste di conifere e latifoglie; nel Terziario arrivano anche querce, aceri, agrifogli, persino aranci e limoni. I continenti intanto assumono la forma che hanno oggi, e il gelido Quaternario copre con una cappa di ghiaccio l'Europa, modificando ulteriormente la flora. Le piante erbacee più piccole, gli arbusti nani e le erbe annuali sono gli unici vegetali capaci di crescere nella sottile zona che si stende tra ghiacciai nordici e ghiacciai alpini. Non si deve però pensare all'era glaciale come a un interminabile inverno che dura millenni, piuttosto come a un susseguirsi di sbalzi feroci di temperatura, che causarono una sorprendente alternanza di ecosistemi: seppero resistere alle oscillazioni termiche solo le specie legnose che disponevano di un patrimonio genetico molto vario. Dopo le glaciazioni, ci fu l'avvento delle paludi e con esse di nuove specie vegetali: non solo, molti animali cominciarono a popolare i boschi. Tra di essi, l'uomo...
Il bosco non è solo luogo dell'anima e simbolo dell'inconscio nel quale ambientare favole cupe o addirittura crudeli: è anche uno spazio naturale essenziale sia dal punto di vista ecologico sia dal punto di vista paesaggistico e urbano. Sì, perché malgrado nell'immaginario collettivo il bosco sia per definizione selvaggio e chiuso, in realtà la gran parte dei boschi attualmente presenti in Europa sono in qualche misura antropizzati; e anche allo stato naturale i boschi sono un'entità mutante, in perenne ridefinizione. Hansjörg Küster, professore all'Istituto di Geobotanica dell'Università di Hannover, è forse il massimo esperto mondiale delle dinamiche complesse con le quali i boschi interagiscono con l'ecosistema e con l'uomo, e in questo saggio puntiglioso ripercorre l'evoluzione dei boschi del centro Europa (e soprattutto dell'area dell'odierna Germania) regalandoci anche delle osservazioni tutt'altro che banali sulla gestione del paesaggio: "Senza capire a fondo la formazione dell'identità paesaggistica si corre il rischio di perseguire delle mete idealistiche nella tutela del paesaggio, trasformando l'oggetto protetto in qualcosa che in precedenza non è mai esistito". Serio, documentato, puntuale, molto 'teutonico' nell'approccio, Storia dei boschi non è certo lettura adatta a tutti - non tanto per il linguaggio (che sebbene sia tecnicamente ineccepibile non è affatto esoterico) quanto per l'argomento di nicchia - ma in chi sa apprezzarlo desta emozioni potenti. Chiudete gli occhi e immaginate sterminate distese di alberi che muggiscono al vento sotto un cielo nero e gonfio di pioggia, dai. E per milioni di anni nessuna voce umana a spezzare l'incantesimo. Brividi verdi.

 

 

 

 
 
 
 

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