Storia del colonialismo italiano

Storia del colonialismo italiano
Oltre sessanta anni di dominazione coloniale italiana in Africa (dal 1882 in Eritrea, dal 1889 in Somalia, dal 1935 in Etiopia) raccontati senza censure. I documenti dell’epoca e le scoperte successive svelano massacri, deportazioni, razzismo, tutto in nome dell’interesse economico, politico e militare di un fantomatico Impero Italiano che sembra più ‘straccione’ che altro, in stridente contrasto con il trionfalismo della propaganda ufficiale...
"Siate ricchi, forti e vi rispetteranno. Allora il negro, al quale pel più lieve gesto d’insofferenza voi avete assestato trenta colpi di frusta sulla schiena, verrà da voi con una pietra sul collo perché gli schiacciate la testa e vi bacerà i piedi e vi sarà grato che gli abbiate lasciato la vita". Le tracce di progetti coloniali italiani iniziano ad apparire dal 1850 circa, quando Cavour diede mandato ad alcuni missionari italiani in terra d’Africa di individuare un luogo adatto alla creazione di una colonia penale oltremare, ma anche “(…) idoneo ad un futuro sviluppo commerciale”. L’incarico non ebbe un seguito immediato, ma comunque era la spia di un interesse testimoniato anche dall’intensa attività esplorativa di quegli anni ad opera di commercianti, avventurieri, accademici, religiosi e loschi figuri in genere, una sorta di ‘pre-colonialismo’ che decolla nel 1869, coll’apertura del canale di Suez e la conseguente acquisizione della baia di Assab da parte della Società di Navigazione Rubattino. Seguono incursioni a vario titolo nell’interno del territorio, che portano anche a scontri con le popolazioni locali, scontri che culminano nei massacri della spedizione Giulietti nel gennaio 1881 e della spedizione Bianchi nel dicembre del 1884. Il governo dell’epoca decide di inviare delle truppe in loco (1500 uomini agli ordini del Colonnello Tancredi Saletta), per stabilire “(…) un presidio militare in Assab, che avrebbe elevato il prestigio italiano in quelle regioni e avrebbe ricercato i modi per infliggere una punizione agli assassini”. E’ in realtà il pretesto per iniziare una politica coloniale ed imperialista che, dopo la fase dei governi liberali, dopo la disfatta di Adua del 1896 ed il conseguente rigurgito nazionalista, dopo l’ascesa ed il tramonto di un approccio coloniale più commerciale che militare, dopo la nascita e lo sviluppo della propaganda sulla razza, giungerà all’invasione, alla pulizia etnica, all’uso di armi di distruzione di massa proibite dai trattati internazionali, al ricorso sistematico alla deportazione in campi di concentramento dove vigevano condizioni di vita ai limiti dell’umano, all’invio di coloni, all’esproprio forzato di beni e terreni, al divieto di frequentare scuole o università imposto alla popolazione locale, ed attraverserà tutto il ventennio fascista, esaurendosi soltanto con la fine della seconda Guerra Mondiale e la disfatta di Mussolini. Un percorso sconvolgente, una escalation violenta e brutale quasi del tutto ignota all’opinione pubblica italiana e colpevolmente trascurata dai programmi scolastici, nascosta in parte forse per un tardivo moto di vergogna, ma obliata senz’altro ad arte da chi ha interesse a far passare la tesi (del tutto priva di fondamento ma radicata nelle chiacchiere da bar degli anziani grazie ad una martellante propaganda in tal senso) di un ‘colonialismo dal volto umano’, di un Impero ‘pacioccone’ che porta lavoro e cultura a popoli immersi in un buio medioevo. Alessandro Aruffo demolisce con puntuale ferocia questo revisionismo de noantri snocciolando dati, vicende, citando documenti e fonti bibliografiche con passione e competenza. La sintesi e l’estrema leggibilità del saggio lo rende adatto anche a chi non è avvezzo a letture del genere, e l’importanza del tema ne consiglierebbe (come saggiamente fa notare il risvolto di copertina del prezioso volumetto) l’adozione in tutte le scuole italiane.

 

 

 
 
 
 
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