Storia del Partito Socialista Rivoluzionario

Storia del Partito Socialista Rivoluzionario. 1881-1893
Inizi di agosto del 1879. Andrea Costa, uscito da un paio di mesi dalle carceri francesi, pubblica sul giornale “La Plebe” una lettera  ai compagni socialisti, anarchici, repubblicani mazziniani e marxisti dell'Associazione Internazionale Lavoratori (l'AIL, la cosiddetta Prima Internazionale) nella quale propone uno storico cambio di strategia. Non più “propaganda per mezzo dei fatti”, ma un più profondo lavoro di diffusione capillare dei principi libertari tra le masse proletarie. La finalità rivoluzionaria (di più: l'inesorabilità dello sbocco rivoluzionario) del movimento socialista non viene messa in discussione, ma si dichiara – per la prima volta, e in contrasto con la tradizione risorgimentale – che la rivoluzione non deve essere scatenata da un colpo di mano organizzato da cospiratori ma preparata costruendo il sentimento politico delle masse, lavorando gradualmente “sul territorio”, come diremmo oggi. E qual è lo strumento adatto a questo tipo di lavoro così capillare? Un partito vero e proprio. La lettera – forse contrariamente alle attese, forse no: non è dato saperlo – non suscita particolari polemiche nell'ambiente. Più vivaci le reazioni a una seconda lettera di Costa, uscita sempre su “La Plebe” nel novembre successivo e indirizzata all'anarchico russo Pëtr Alekseevič Kropotkin, in risposta ad un'affermazione di quest'ultimo sulla inutilità e l'illogicità di un partito rivoluzionario per definizione. Costa invece ribadisce che si tratta dell'unico modo di attrarre quei settori proletari che “reclamano subitanei miglioramenti” e che in questo modo potrebbero sfruttare da posizioni più moderate la pressione dell'agitazione socialista. Questa seconda lettera causa reazioni negative e risentite da parte di esponenti di spicco del movimento socialista. Ma l'imolese non si fa spaventare e alza la posta: a Bologna il 14 marzo 1880 convoca una riunione dei socialisti romagnoli ed emiliani che all'unanimità delibera la necessità dell'unità fra le forze socialiste per il raggiungimento della giustizia sociale, “con l'impiego di mezzi differenti a seconda delle differenti condizioni della vita”...
Nato come tesi di laurea e già pubblicato in volume nel lontano 1981, torna in libreria il saggio di Emanuela Zucchini e Valerio Evangelisti sulla parabola durata poco più di un decennio del Partito Socialista Rivoluzionario, destinato poi a confluire nel 1893 nella formazione politica che diventerà nel 1895 il Partito Socialista Italiano. Un libro - molto documentato ma di facile lettura, e ricco di illustrazioni in bianco e nero - che quarant'anni fa passò quasi sotto silenzio non per difetti di stesura o perché l'argomento trattato non fosse importante, ma per l'ostracismo incrociato da parte degli studiosi di area PSI e PCI. Ma che oggi viene ripubblicato non solo e non tanto per offrire un'altra chance a biblioteche, istituti, università, addetti ai lavori che lo hanno colpevolmente trascurato negli anni '80, ma per costruire un background storico e dottrinale alla nuova saga romanzesca che Valerio Evangelisti ha appena avviato con Mondadori, Il sole dell'avvenire, che vuole raccontare la complessa vicenda del movimento operaio e contadino in Italia dal 1875 al 1950 attraverso la storia personale di tre famiglie di braccianti e mezzadri romagnoli. Un'ottima occasione di (ri)lettura da non lasciarsi sfuggire.

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