Storia della danza

Storia della danza

La danza accompagna l’uomo dall’inizio della sua evoluzione. Come testimoniano le più antiche pitture rupestri, poi vascolari, quindi i dipinti veri e propri e i documenti scritti, nei principali momenti di passaggio della sua vita la danza è sempre stata considerata necessaria: nascita, nozze, morte, iniziazione dei giovani, vittorie, lunazioni, semina, raccolto ecc. Le forze vitali represse che con essa vengono liberate possono assumere forme disarmoniche, armoniche, o tradursi in danze vorticose, come quelle dei dervisci, o addirittura sedute, come quelle dei guaritori andamani. Già nell’Europa dell’Età paleolitica convivevano due tipi di danza: imitativa, che imitava, appunto, le sembianze e i gesti della natura per dominarli attraverso l’identificazione con essi ‒ nella maggior parte dei casi, imitazioni di animali per renderne più facile la caccia ‒; e non imitativa o astratta, che mirava al raggiungimento di uno stato di ebbrezza in cui comunicare con la divinità, al fine di ottenere un risultato preciso (pioggia, vittoria, fertilità, salute)…

Nuova edizione per l’opera dell’etnomusicologo tedesco Carl Sachs (1881-1959), un classico nel settore delle discipline coreutiche ed etnocoreutiche. Applicando alla danza i criteri a lui familiari della musicologia comparata, Sachs, nel 1933 (anno della prima edizione tedesca), ha dato alla luce un’opera “mondiale”, in cui la trattazione parte dall’Età della pietra e arriva a toccare il XX secolo. Il procedere per ripartizioni e definizioni è senza dubbio la caratteristica del volume e anche il suo punto di forza, data l’estrema chiarezza che ne scaturisce. Ma un’organizzazione del genere deve essere sembrata rischiosa persino al suo autore, che a un certo punto scrive: “qui converrebbe dare alla nostra classificazione un carattere non troppo rigoroso, per non imprigionare le vive forze della danza nelle strette maglie di una rete”. Scorrevole, nonostante la quantità notevole di nozioni, il volume mostra chiaramente la preferenza dell’autore nei confronti dell’età antica (su sette capitoli, cinque sono dedicati alla danza preistorica, primitiva e folklorica; al Novecento cinque pagine scarse), per cui, come ha osservato Diego Carpitella, prefatore dell’edizione italiana del 1966, “il lavoro di Sachs dovrebbe intitolarsi con più esattezza Storia delle origini della danza”.



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