Storia della mia gente

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2004: la crisi del tessile comincia a far sentire i suoi tragici effetti e la cittadina toscana di Prato, tra i principali distretti produttori, non può che accusare la situazione. Edoardo Nesi assieme al padre Alvaro è costretto a chiudere il Lanificio T. O. Nesi e figli Spa: e pensare che la vecchia tessitura era sopravvissuta alla seconda guerra mondiale, grazie alla tenacia di Temistocle e Omero Nesi che dopo la distruzione della ditta da parte delle bombe tedesche si rimboccarono le maniche si rimisero in pista, prima vendendo coperte e poi tessuti pesanti per giacche e cappotti. Fu così che la tessitura divenne  lanificio e fu così che proseguì l'attività di una famiglia di industriali. Edoardo a lane e cardato pare preferire la letteratura americana e negli anni colleziona una laurea in Giurisprudenza e svariate estati nei migliori college statiunitensi, cercando di sfuggire a un destino già scritto. A cui però non sfuggirà:  finisce infatti per lavorare in ditta e, pur sentendosi uno scrittore e non abbandonando le sue letture, comincia a sentirsi a suo agio in quel ruolo apparentemente già scritto per lui. Il lavoro assume un fascino particolare, grazie a viaggi frequenti, incontri interessanti e acquisti fortunati, il rumore della tessitura diventa una sorta di colonna sonora di una vita intera, anzi di tante vite, la sua e quelle dei suoi parenti. Ma sul lanificio Nesi e sul distretto pratese grava l'ombra del libero mercato, della progressiva perdita di importanza del Made in Italy, inteso come stile e bellezza della prevalenza di un mondo operaio diverso, abituato a ritmi massacranti e capace di sfornare prodotti qualitativamente inferiori ma nettamente più economici, delle convinzioni feroci e deleterie di nuovi economisti che sostengono quanto sia importante farsi pubblicità, sponsorizzare mercati in Cina e aborrire i vecchi modelli. E il risultato potrebbe diventare una catena di odi e rivalità tra due mondi, due sistemi di vita differenti e lontani o forse solo incapaci di dialogare...

“Quando vendi un'azienda vendi anche la sua storia. E noi una storia l'avevamo. Questa storia”. È una storia di lavoro, di gioie, delusioni quella del Lanificio T. O. Nesi e figli Spa. Comincia con una piccola azienda tessile, continua in un'Italia devastata dalla seconda guerra mondiale, finisce con la grande crisi del tessile: sullo sfondo o forse protagonista, una cittadina toscana di grandi lavoratori, Prato meta negli ultimi dieci anni di un ondata migratoria unica in Italia e forse in Europa, una vera "invasione cinese". Edoardo Nesi, pratese doc, ex industriale, ora scrittore e politico,  racconta un vicenda personale, finendo però per parlare di una comunità, analizzandola minuziosamente. Chi conosce o ha avuto modo di conoscere Prato si è immediatamente reso conto delle inevitabili conseguenze della crisi economica e di come questa abbia impattato la normale vita di tutti i giorni. Sono anche evidenti le continue difficoltà a rapportarsi con la comunità cinese, difficoltà affrontate con imbarazzo e noncuranza prima, con intolleranza poi. Nesi riesce a raccontare magistralmente anche questo, attraverso incubi ricorrenti e metafore calzanti, facendo capire come la rabbia di industriali e lavoratori vittime di un sistema più grande di loro possa condurli ad odiare chi involontariamente ha determinato questo cambio di rotta, senza pensare piuttosto a chi dall'alto non ha fatto niente per evitarlo. La storia di Nesi e della sua gente è una storia di speranze deluse che in molti continuano a coltivare: è la storia di una città e di una passione, di un lavoro senza sosta che d'improvviso viene ucciso, spento, lasciato cadere nel vuoto di una crisi che non lascia spazio al sorriso ma che vede gente combattere, camminare e tentare di risalire.



 

 

 

 
 
 
 

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