Storia della nascente televisione italiana

Storia della nascente televisione italiana

Ci sono nel mondo – scrive Bertolotti nel 1952 – tre regolari servizi di televisione già in atto, di cui due (quello americano e quello inglese) solidamente affermati e, specie quello americano, larghissimamente diffuso, e infine uno (quello francese) a 415 linee, di limitata diffusione, che un recente decreto ha stabilito che debba essere sostituito da un nuovo sistema ad alta definizione (819 linee). Aspre polemiche si vengono svolgendo tra i sostenitori dei tre sistemi e pertanto, prima di iniziare una qualsiasi attività, anche soltanto sperimentale, occorre innanzitutto orientarsi sulla scelta dello standard. A tale scopo il Comité Consultatif International de Radiodiffusion (costituito già nel 1927 per le questioni tecniche concernenti la radiodiffusione) indice, fra il ’49 e il ’51, una serie di conferenze internazionali a Zurigo, Londra e Ginevra. Fin dalla prima conferenza di Zurigo si palesa chiaramente, da parte della maggioranza dei Paesi europei ancora sprovvisti di un regolare servizio e quindi liberi di scegliere il sistema tecnicamente ed economicamente più vantaggioso, la tendenza verso la scelta di un quarto standard, denominato “standard europeo unificato” (denominato “Gerber” dal nome del presidente del gruppo di lavoro per la tv del CCIR) che deriva sostanzialmente da quello americano, con la variazione di essere a 625 linee e 25 immagini anziché a 525 linee e 30 immagini come in America e che si manifesta come, a loro parere, il miglior compromesso possibile fra il consumo dello spettro radio disponibile per la televisione, la qualità delle immagini, il costo dei televisori e una pronta disponibilità delle tecnologie di produzione e trasmissione…

Romana De Angelis Bortolotti è un’archeologa dai molteplici interessi che si è occupata di restauri, scavi ed esposizioni varie, ha collaborato con il comune di Roma e ha pubblicato numerosi lavori di carattere scientifico su riviste specialistiche italiane e internazionali: abituata com’è a studiare, a indagare, a discernere, ad andare a fondo nel passato, ricavandone informazioni utili per interpretare la contemporaneità e analizzare i prodromi di quel che accadrà, mantenendo al tempo stesso viva la testimonianza di ciò che è stato, perché è da quello che tutto ciò che sappiamo discende, in questo saggio semplice, chiaro, dotto, preciso, puntuale, curato, avvincente, interessante, mai noioso né ostico, ricco di notizie e curiosità, istruttivo, divulgativo, racconta, avvalendosi anche della viva voce di chi è stato protagonista, gli albori di una grande avventura. Ossia la nascita, partendo dalla radio, e quindi in generale dal concetto di telecomunicazione, della televisione in Italia, dopo la seconda guerra mondiale, in piena ricostruzione, fenomeno all’interno del quale il ruolo di un mezzo di comunicazione di massa tanto presente da diventare col passare del tempo una presenza fissa nelle case degli italiani, che da essa hanno persino in qualche caso imparato a leggere, scrivere e far di conto, è stato davvero fondamentale. Ma oltre ai dati e alle date, centrale nel testo della studiosa è l’importanza attribuita, sin dalla seconda metà del titolo, alle persone, alle maestranze, ai lavoratori, moltissimi e spesso anonimi, le cui competenze sono un bene prezioso.



 

 

 

 
 
 
 

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