Storia della natura d'Italia

Storia della natura d'Italia
Il periodo würmiano delle grandi glaciazioni se n'è andato da un paio di migliaia di anni – siamo intorno all'8000 avanti Cristo -, e in Italia la presenza umana è trascurabile, pochi nuclei sparsi di cacciatori-raccoglitori, circa 60.000 persone in tutto. Il territorio è costituito da un'unica grande foresta, un unico mare verde dal quale spuntano solo le vette superiori ai 2000 metri: larici di 50 metri, abeti bianchi di 65, faggi, roveri, betulle, aceri, rododendri, ontani, lecci, gigantesche sugherete lungo le coste. Tra gli alberi centinaia di migliaia di orsi, lupi, linci, bisonti, cervi, cinghiali. Su questo ecosistema inizia ad agire l'Homo sapiens: tra il 6500 e il 2500 la cosiddetta Rivoluzione Neolitica – accompagnata da cambiamenti climatici profondi che portano un generale innalzamento delle acque - cambia la faccia alla penisola italica: ampie porzioni di foreste vengono abbattute per permettere la pastorizia o incendiate per coltivare cereali, molti animali cacciati senza pietà. Eppure i cambiamenti non sono poi così evidenti, almeno fino all'inizio della dominazione romana: dal 700 a.C. Infatti l'Italia cambia letteralmente faccia...
Come si è giunti alla situazione attuale del paesaggio naturale italiano, trasformato, sfruttato e degradato da 300 generazioni di uomini? Quali fasi intermedie ha attraversato l'ambiente selvaggio delle origini per arrivare allo scempio attuale? Prova a spiegarcelo Fulco Pratesi, fondatore e presidente onorario del WWF, magnifico divulgatore capace di trasmettere il suo entusiasmo ambientalista e la sua competenza scientifica ad ogni pagina. Pur con i limiti strutturali inevitabili di un'analisi generale priva di approfondimenti tecnici, Storia della natura d'Italia è un saggio ricco di suggestioni, di spunti, di ideali link a contenuti e testi preziosi. Ricco e ben stampato (caratteristica tutt'altro che comune in libri di questa fascia di prezzo) l'apparato iconografico.

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