Storia dell'immigrazione straniera in Italia

Marocchini, senegalesi, nigeriani, cinesi, cingalesi, rumeni, albanesi. Scritte in inglese, arabo, cirillico sulle insegne dei negozi. È quanto ogni giorno vedono gli italiani nelle loro città. L’immigrazione in Italia non è però un fenomeno recente, è presente fino dal lontano 1945 quando la penisola è attraversata da migliaia di profughi, soprattutto giuliano-dalmati ed ebrei. Si tratta di movimenti difficili da amministrare per l’assenza sia di una legislazione in materia di diritto d’asilo sia di adatte strutture di accoglienza e di smistamento. Se negli anni ’60 vi è un rafforzamento dei flussi migratori, è nel decennio successivo che si inizia a parlare del passaggio dell’Italia “da paese di emigrazione a paese da immigrazione”. Questo cambiamento costringe le istituzioni ad aver maggiore attenzione allo straniero, che, proprio perché non regolarizzato, finisce per trovarsi sospeso tra sfruttamento lavorativo e il non riconoscimento giuridico. Perché si giunga alla legge Martelli del 1990 e a una prima, seppur parziale, affermazione dei diritti degli immigrati ci vorrà un violento assassinio, quello del profugo sudafricano Jerry Masslo…

Da anni il tema dell’immigrazione è entrato nel dibattito pubblico, specie in quello politico come si è potuto notare nelle ultime tornate elettorali, però è quasi sempre trattato in modo semplificato, al punto da ridurlo alla elementare equazione “immigrazione straniera uguale disagio sociale e degrado”. Al contrario Michele Colucci ricostruisce con rigore storiografico e dovizia di dati, ricavati da indagini statistiche e da una ricca saggistica sull’argomento, il fenomeno migratorio sul suolo italiano dal 1945 ai giorni nostri, cercando di mostrare come la presenza straniera sia ormai parte integrante e consolidata della nostra società. Al discorso storico si intreccia quello legislativo, che mette impietosamente in luce tutta l’inadeguatezza del sistema politico nel cercare di regolarizzare un mondo che non ha regole. Le leggi che si susseguono – da quella sulla cittadinanza del 1992 alla Turco-Napolitano, alla Bossi-Fini – non a caso tendono più alla logica della sanatoria e della restrizione che non a quella dell’inclusione. Storia dell’immigrazione straniera in Italia non è solo un’attenta analisi dei volumi migratori nel Belpaese, è anche il racconto del cambiamento antropologico di un’Italia che da terra di emigranti si scopre all’improvviso e con fastidio terra di ricezione di un’umanità socialmente e culturalmente diversa. Un libro che la nostra classe dirigente dovrebbe leggere per comprendere – e imparare a governarlo – il complesso problema degli sbarchi e dell’integrazione.

 


 

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