Storia dell'Italia partigiana

Storia dell’Italia partigiana
Tra il settembre 1943 ed il maggio 1945 l’Italia ha vissuto la sua più grande guerra popolare. Che da un lato la chiamino guerra di Liberazione o dall’altra guerra civile, rimane il fatto che si è trattato del più massiccio arruolamento senza precetto o imposizione. La Resistenza parte proprio da lì, dall’atto volontario di uomini e donne che hanno deciso di lottare contro il nazifascismo, restituendoci una storia complessa e stratificata fatta di idee, passioni, sentimenti. Ma non solo, la Resistenza è stata anche teatro di confronto pratico delle idee che avevano rafforzato l’ossatura dell’antifascismo: quelle azioniste, le comuniste, le cattoliche. Un’esperienza poliedrica, insomma: una storia da scrivere con la consapevolezza di andare incontro ad una massa enorme di eventi, ma anche di ricordi. Significa riordinare un mosaico composito, a partire dalla sua geograficità: un nord culla e fucina della Resistenza - in cui si proclamavano le piccole repubbliche partigiane, in cui i tedeschi non avevano vita facile né la rendevano, in cui lo sviluppo intellettuale e di coscienza era decisamente superiore per aver avuto il nemico proprio dentro le porte di casa - contro un sud teoricamente protetto dal monarca che batteva in ritirata e dagli alleati che sbarcavano in Sicilia. Significa anche tracciare una mappa delle identità ideologiche che vi hanno partecipato e raccontare l’atto pratico di una guerra grossa. Le scelte tra la montagna e la pianura, che presupponevano appartenenze distinte, rigori militari diversi; l’affiliazione ad una corrente politica che fosse quella comunista delle brigate Garibaldi o alla rigorosa Giustizia e Libertà, solo per citare i gruppi più folti e meglio strutturati; rimanere un autonomo, salire in montagna o fare il gappista in città. Scelte cruciali per chi, in ogni caso, ha rimesso la propria vita nelle mani del destino che allora aveva una croce uncinata sul petto ed un aquila sul berretto, che rastrellava e lasciava a cumuli di cenere Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, Boves, Meina; o aveva un Fez in testa e un fascio littorio da onorare come la X Mas, la Nembo, la Muti, la banda Kock, deputate a seminare terrore e torture…
Storia dell’Italia partigiana è un libro chiaramente di parte, perché Giorgio Bocca durante la Resistenza è stato un uomo di parte: un partigiano di Giustizia e Libertà. Tuttavia, questa parzialità non va a discapito di un certo rigore storico che ha in sé sia la lucidità della cronaca che l’analisi critica di chi quella stagione l’ha vissuta sulla propria pelle. Per essere stato scritto nel 1966, a guerra ancora calda, è tuttavia una delle opere più complete sulla Resistenza e probabilmente l’unica ancora oggi di valore. Nel marasma bibliografico che gravita intorno all’argomento, ivi inclusi gli sguaiati tentativi di revisionismo, il volume di Bocca ha una qualità decisamente alta, difficilmente rintracciabile in altri lavori simili. Storia della Repubblica partigiana ha, al contempo, il sapore del romanzo, per quel coinvolgimento diretto di cui sopra, ma la didascalia e l’organizzazione didattica di un manuale, assolvendo in un’unica soluzione l’obiettivo di un volume da leggere e da studiare.

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